tumore alla prostata

Il cancro alla prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile, tant’è che rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati negli uomini.

Tuttavia la percentuale di guarigione è molto alta grazie alla diffusione del test PSA (“Prostate Specific Antigene” e cioè antigene prostatico specifico) che consente di diagnosticare precocemente la malattia e quindi iniziare le cure per contrastarla.

La possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata prima dei 40 anni è molto scarsa, ma dopo i 50 e soprattutto dopo i 65 anni tende a salire notevolmente. Si tratta di una malattia piuttosto subdola poiché alcune ricerche hanno evidenziato che il 70% degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore alla prostata, diagnosticato però solo in un secondo momento in caso di autopsia.

Il tumore alla prostata non va confuso con l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che presenta sintomi molto simili pur non essendo un tumore.

Cos’è

Il tumore alla prostata consiste nella formazione di un tessuto composto da cellule che crescono in modo incontrollato ed anomalo all’interno della ghiandola prostatica.

Fortunatamente cresce molto lentamente, condizione che permette al paziente di vivere molto a lungo e di poter seguire le terapie specifiche.

In casi più rari il decorso della malattia purtroppo può essere molto più veloce ed aggressivo con una notevole diffusione delle metastasi.

Questo tipo di cancro può diffondersi rapidamente in altre parti del corpo tramite il sangue o il sistema linfatico ed in questi casi le probabilità di curare la malattia sono purtroppo molto basse.

I sintomi

Inizialmente il tumore alla prostata è asintomatico e quindi difficile da diagnosticare.

Con l’avanzamento della malattia si presentano i primi sintomi significativi come: difficoltà ad iniziare la minzione, necessità di urinare spesso nell’arco della giornata anche a distanza di poco tempo, dolore durante la minzione, sangue nelle urine o nello sperma e sensazione di non essersi svuotati completamente.

In questi casi è consigliabile una visita urologica che consiste nel controllo del PSA con un prelievo del sangue o nell’esplorazione rettale.

Le cause

Non sono state individuate le cause precise che determinano la formazione del tumore alla prostata, ma l’invecchiamento è uno dei principali fattori che favorisce la comparsa della malattia. Non a caso la patologia si sviluppa quasi esclusivamente negli uomini over 50.

L’alimentazione soprattutto se squilibrata e basata su una gran quantità di fritti, insaccati, latticini e grassi animali provenienti da carne rossa potrebbe favorire la formazione del tumore alla prostata.

In alcuni casi la patologia può essere di natura ereditaria ed infatti chi ha un padre, un fratello o comunque un familiare molto prossimo affetto da tumore alla prostata è più a rischio rispetto alla media.

I fattori di rischio

Oltre alle cause precedentemente indicate tra i fattori di rischio che possono favorire la comparsa della patologia c’è l’eccessiva sedentarietà, quindi è opportuno svolgere un’attività fisica compatibile con la propria età.

Altri pericoli sono gli alti livelli di androgeni nel sangue e le sostanze chimiche come fertilizzanti, coloranti e cadmio quindi è opportuno proteggersi adeguatamente quando si è a contatto con questi elementi.

Fumo e alcol sono altri fattori di rischio che andrebbero eliminati o quanto meno moderati.

Le terapie

Nelle persone piuttosto anziane in cui il tumore si sviluppa molto lentamente si può ricorrere alla vigile attesa, detta anche sorveglianza attiva.

In questo caso non c’è una vera e propria terapia, ma il medico curante deve monitorare costantemente lo stato del tumore che potrebbe restare silente senza provocare eccessivi disturbi.

L’intervento chirurgico prevede la rimozione della prostata e di alcuni tessuti circolanti ma presenta dei rischi, quindi è opportuno valutare questa soluzione con il proprio medico.

La radioterapia si basa sull’utilizzo di raggi X ad alta energia che uccidono le cellule tumorali bloccando l’avanzamento della patologia. Questa cura potrebbe presentare effetti collaterali di cui è meglio discuterne col proprio medico.

La radioterapia può essere affiancata anche dalla terapia ormonale che blocca la produzione di ormoni, una soluzione indicata quando c’è la possibilità che il tumore si ripresenti nuovamente o che possa diffondersi in altre parti del corpo.

L’intervento

La prostatectomia radicale è un intervento operatorio che rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali. Il miglioramento delle tecniche di intervento associate alla nanotecnologia consentono di ridurre notevolmente le complicanze post-operatorie e di intervenire con estrema precisione.

L’intervento chirurgico generalmente è consigliato quando il volume del tumore non è eccessivo, non è presente un interessamento dello sfintere uretrale e non c’è infiltrazione della parete pelvica.

La prostatectomia radicale può essere eseguita con la tecnica open, cioè tramite la classica incisione addominale, o mini-invasiva che prevede la tecnica laparoscopica o laparoscopica robot-assistita. Mediamente l’operazione dura tra le 2 e le 4 ore.

Dopo l’intervento il soggetto per qualche giorno o anche qualche settimana potrebbe avvertire stanchezza e spossatezza, ma sono sintomi post-operatori normali che man mano spariscono con la ripresa delle attività quotidiane, una vita attiva ed una corretta alimentazione.

Le complicanze

L’intervento operatorio, pur essendo una soluzione definitiva, presenta tuttavia delle complicanze da non sottovalutare.

Innanzitutto ci sono le complicanze post-operatorie tipiche di ogni intervento chirurgico come problematiche di natura cardiaca e polmonare, alle quali potrebbero aggiungersi l’impotenza e l’incontinenza urinaria.

Le persone sottoposte a prostatectomia possono ancora avere un orgasmo ma senza eiaculazione, quindi non hanno più la possibilità di procreare.

Altre complicanze che possono verificarsi sono l’emorragia e la perforazione del retto e/o degli ureteri.

Se inoltre dovessero presentarsi problemi piuttosto importanti come fuoriuscita di materiale sieroso dalla ferita, gonfiore delle gambe, difficoltà respiratorie, urine maleodoranti, bruciore durante la minzione, dolore addominale cronico e gonfiore dei genitali è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico.

Si guarisce?

Il tumore alla prostata, pur essendo tra i più diffusi nella popolazione maschile, ha una grande percentuale di successo nella cura soprattutto se preso in tempo.

A tal proposito passi avanti nella diagnosi della patologia, che come detto è subdola poiché è asintomatica nelle prime fasi, sono stati fatti grazie al test del PSA.

In base ad alcune recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore alla prostata nel corso della sua vita, ma gli studi condotti negli Stati Uniti tra il 2009 ed il 2015 evidenziano che la sopravvivenza a 5 anni è pari al 98%.

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