ipertrofia prostatica benigna

Se hai problemi ad iniziare la minzione, avverti la necessità di urinare frequentemente soprattutto di notte, il flusso dell’urina risulta debole e ci sono piccole quantità di sangue nelle urine con ogni probabilità potresti soffrire di ipertrofia prostatica benigna.

Si tratta di una patologia non tumorale che si presenta raramente negli uomini over 40 (l’8% dei casi), ma la sua incidenza tende a salire notevolmente negli uomini over 60 (50% dei casi).

In questo articolo ti illustro cos’è l’ipertrofia prostatica benigna, i sintomi, le cause e tutto ciò che bisogna sapere per curarla al meglio, ma prima è opportuno un piccolo approfondimento sull’organo coinvolto: la prostata.

La prostata è un organo che si trova esclusivamente nell’apparato uro-genitale maschile a forma di castagna che attraversa due fasi di sviluppo fondamentali nella vita di un uomo.

La prima fase si verifica nella pubertà, durante la quale la prostata raddoppia le sue dimensioni; la seconda fase inizia dopo i 25 anni e dura per tutta la vita.

La ghiandola si ingrossa provocando la compressione e lo schiacciamento dell’uretra ed indebolendo la vescica che fatica a svuotarsi completamente durante la minzione.

La ritenzione urinaria ed il restringimento dell’uretra provocano i sintomi descritti all’inizio che caratterizzano l’ipertrofia prostatica benigna.

Cos’è

L’ipertrofia prostatica benigna, detta anche IPB oppure ostruzione prostatica benigna, è un aumento volumetrico della prostata.

Nello specifico tale patologia provoca un ingrossamento di una porzione della ghiandola collocata in prossimità della vescica.

Questo aumento “allunga” l’uretra che non può quindi allargarsi e non riesce a svuotarsi completamente durante la minzione. Generalmente l’uretra si allarga “a imbuto”, condizione impedita dall’IPB, quindi si genera una sorta di ostacolo idraulico che blocca lo svuotamento completo della vescica costringendo ad urinare più volte nel giro di poche ore o addirittura di pochi minuti.

I sintomi

sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna più comuni sono la progressiva difficoltà ad urinare e la necessità di urinare spesso nel corso della giornata.

Il getto dell’urina diventa più debole con sgocciolamento continuo al termine della minzione e con la sensazione di non essersi svuotati completamente.

In alcuni casi i disturbi possono portare all’incontinenza o al contrario all’incapacità di urinare, situazione che può rendere necessario l’utilizzo di un catetere vescicale.

Se i sintomi vengono sottovalutati l’IPB può portare a conseguenze più gravi come ematuria (sangue nelle urine), calcoli vescicali, diverticoli vescicali, dilatazione delle alte vie escretrici urinarie e addirittura insufficienza renale.

Le cause

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna non sono del tutto chiare, ma sembra che siano collegate prevalentemente all’avanzamento dell’età. I fattori che determinano il funzionamento e la fisiologia della prostata sono numerosi (biochimici, nutrizionali, ormonali ecc.) e di conseguenza incidono in maniera diversa da soggetto a soggetto.

Secondo alcune ricerche le cause potrebbero essere riconducibili anche a variazioni ormonali e fattori emodinamici che sono fisiologici con l’avanzare degli anni.

Alcuni medici ritengono che determinati soggetti siano predisposti per fattori ereditari a questa patologia, soprattutto quelli che la sviluppano prima dei 60 anni.

I farmaci

Le terapie mediche finalizzate a contrastare l’IPB prevedono principalmente l’utilizzo di due tipologie di farmaci: gli inibitori della 5-alfa reduttasi e gli alfa litici.

Gli inibitori della 5-alfa reduttasi rallentano la crescita della prostata e sono particolarmente indicati quando il volume prostatico è superiore ai 40 ml.

Gli alfa litici sono utilizzati generalmente per il primo trattamento farmacologico in quanto riducono la frequenza minzionale e migliorano il getto.

Agiscono bloccando i ricettori alfa posti sulle cellule muscolari lisce della prostata, favorendo così l’apertura “a imbuto” dell’uretra prostatica per un rilascio completo dell’urina.

La dieta e i rimedi naturali

Anche se l’IPB si manifesta a causa dell’avanzamento dell’età è comunque consigliabile seguire una particolare dieta e ricorrere a rimedi naturali per bloccare o quanto meno ridurre i sintomi della patologia.

In realtà non sono state trovate particolari correlazioni tra l’alimentazione ed il manifestarsi della patologia, ma la comunità scientifica invita comunque a mantenere l’intestino pulito evitando l’assunzione di determinati alimenti che irritano o costipano.

In particolare sono sconsigliati alcolici, bevande contenenti caffeina o teina, energy drink, cibi piccanti e cioccolato.

I cibi consigliati invece sono frutta e verdure ricche di antiossidanti e polifenoli, pesce e alimenti a basso contenuto di grassi di origine animale.

Quotidianamente bisogna bere almeno 1,5-2 l di acqua preferibilmente lontano dai pasti ed è consigliabile praticare un po’ di attività sportiva compatibilmente con la propria età.

Smettere di fumare è un altro accorgimento utile per migliorare in generale tutte le attività dell’organismo.

IPB e sessualità

I soggetti affetti da IPB possono avere una vita sessuale normale, anche se questa patologia può provocare determinati disturbi come la disfunzione erettile.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che c’è una stretta relazione tra LUTS (Low Urinary Tract Symptoms ossia sintomi delle basse vie urinarie), una condizione tipica dell’IPB, e la disfunzione erettile.

L’ipertrofia prostatica benigna causa una ridotta produzione di ossido nitrico (NO), una sostanza fondamentale che regola la corretta funzionalità dei vasi sanguigni e di conseguenza una piena erezione.

A questi fattori si aggiunge la componente psicologica derivante dai LUTS collegati all’IPB che determinano un decadimento della prestazione e quindi dell’attività sessuale in generale.

L’intervento chirurgico

Se le terapie farmaceutiche si rivelano inefficaci è possibile ricorrere all’intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere completamente o in parte l’ipertrofia prostatica benigna che ostruisce il completo svuotamento vescicale.

Una soluzione così estrema è indicata nei casi particolarmente gravi come la ritenzione urinaria cronica o ricorrente, insufficienza renale cronica, perdite di sangue ed infezioni urinarie frequenti.

Gli interventi più diffusi sono tre: TURP, laserterapia e chirurgia a cielo aperto.

Il TURP (Resezione Transuretrale della Prostata) è un intervento endoscopico che prevede la rimozione delle parti ingrossate della prostata tramite un resettore, uno strumento di 7 mm.

Questo intervento è preciso ed indolore e dura tra i 30 ed i 60 minuti. In base alle esigenze del paziente l’operazione può richiedere un’anestesia spinale o generale, dopodiché va applicato un catetere vescicale che viene rimosso dopo 2-3 giorni.

Sono disponibili vari trattamenti di laserterapia per la cura chirurgica della patologia e la più diffusa è il laser al Tullio che favorisce sia l’enucleazione sia la vaporizzazione dell’IPB.

Tuttavia quest’intervento può provocare disturbi irritativi post-operatori e richiede tempi più lunghi.

Infine la chirurgia a cielo aperto è una soluzione da adottare solo per casi particolarmente gravi e cioè quando le dimensioni dell’ipertrofia prostatica benigna sono superiori ai 150 ml.

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