Massaggio prostatico interno ed esterno: come farlo e gli effetti collaterali

Massaggio prostatico interno ed esterno: come farlo e gli effetti collaterali

Il massaggio prostatico è una tecnica utilizzata in urologia che consiste nella stimolazione della prostata per favorire lo svuotamento del liquido prostatico residuo.

Generalmente si effettua per via rettale o perineale per diagnosticare la prostatite batterica cronica. Funge come esame di prevenzione ed è definito anche come “mungitura della prostata”.

Il massaggio prostatico affonda le sue origini in Giappone, dove le mogli lo praticavano abitualmente ai mariti per migliorare la loro salute sessuale.

Tale pratica infatti riduceva la sterilità maschile e contrastava efficacemente patologie come la prostatite e l’ipertrofia prostatica. Il massaggio può essere interno (in questo caso lo effettua il dottore) oppure esterno (in tal caso lo si effettua da soli).

Che cos’è e come si fa il massaggio prostatico

La medicina occidentale si è interessata particolarmente al massaggio prostatico poiché ha compreso gli importanti vantaggi sia a livello salutare che sessuale.

Il trattamento lenisce i disturbi causati dall’ingrossamento della ghiandola ed è in grado di drenare i liquidi sedimentali che si formano a causa dei residui di sperma.

In campo sessuale il massaggio prostatico favorisce la circolazione sanguigna ed apporta importanti benefici nel rapporto di coppia migliorando sensibilmente i problemi di impotenza e disfunzione erettile. Di conseguenza migliora anche la fertilità dell’uomo ed è molto piacevole.

Il massaggio si può effettuare col dito che però difficilmente riesce a raggiungere l’area da massaggiare. Per garantire un massaggio può preciso e più igienico è consigliabile utilizzare un apposito stimolatore che si adatta perfettamente all’anatomia dello sfintere anale.

Si tratta di uno strumento medicale in silicone liscio ed ergonomico che non provoca nessuna lesione alle pareti anali che sono piuttosto delicate. La corretta esecuzione del massaggio prostatico è in grado di contrastare o quanto meno di ridurre gli effetti di:

Massaggio prostatico esterno

Il massaggio prostatico esterno generalmente si può effettuare da soli e consiste nella pressione diretta e localizzata accompagnata da un leggero massaggio sul perineo che può essere considerato una sorta di punto G dell’uomo.

In alcuni casi le donne massaggiano la prostata dei loro compagni che raggiungono così l’orgasmo in modo quanto meno originale. Il perineo ha una particolare forma a diamante, comprende sia l’ano che i genitali ed è abbastanza profondo in quanto include la fascia ed i muscoli al centro della regione pelvica.

Il punto G maschile si trova subito al di sotto del retto in direzione dello scroto.

Massaggio prostatico esterno: il punto esatto dove agire

Si possono usare le dita o gli stimolatori prostatici che grazie alla loro forma arrotondata e ricurva fanno pressione sulle zone adatte.

Il massaggio deve comunque essere eseguito con estrema delicatezza altrimenti c’è il rischio di provocare disturbi o dolori. Per facilitare i movimenti della mano è consigliabile utilizzare oli specifici a base di mandorle o di cocco che rendono il massaggio più fluido e più piacevole. Praticare il massaggio prostatico continuamente apporta molti benefici come:

  • scomparsa del dolore;
  • ritorno del desiderio sessuale;
  • miglioramento della minzione;
  • miglioramento generale dello stato psico-fisico.

Massaggio prostatico interno

Il massaggio prostatico interno con il dito andrebbe eseguito da un dottore poiché è più invasivo, tuttavia alcune persone decidono di farlo autonomamente. In questo secondo caso bisogna però sapere come effettuare il massaggio prostatico interno per evitare eventuali microlesioni interne.

Si può utilizzare il dito indice che però fa fatica a raggiungere la ghiandola prostatica in profondità ed esercitare la giusta pressione.

Se vuoi provare il massaggio prostatico, esiste sul mercato uno strumento molto apprezzato fatto in silicone, facile da lavare e molto sicuro. Ha 10 velocità e un telecomandino con cui puoi regolarle. Qui puoi trovare sia una descrizione del prodotto, il prezzo e come funziona.

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Prima di eseguire il trattamento è necessario avere l’intestino vuoto e quindi evacuare completamente.

Massaggio prostatico interno

Il paziente deve mettersi a 4 zampe sul pavimento, preferibilmente su un tappetino, e lo strumento viene coperto con un profilattico lubrificato col gel per poi penetrare delicatamente l’ano fino a circa 5-10 cm.

Il dottore inizia quindi una lieve pressione per ammorbidire la zona facendo scivolare lo strumento verso l’indietro. In questa fase dovrebbe uscire un po’ di liquido dal pene ma è una reazione del tutto normale.

Il movimento andrebbe eseguito in un numero compreso tra le 5 e le 10 volte.

Bisogna quindi applicare una leggera pressione sulla prostata per circa 7 secondi, fare un piccolo giro e rilasciare la pressione.

Il massaggio va a stimolare determinati nervi che potrebbero provocare un’erezione che comunque sparisce nel giro di poco tempo.

Nel corso del massaggio il paziente deve respirare profondamente per assimilare tutti i benefici del trattamento.

Effetti collaterali: ci sono?

Generalmente il massaggio prostatico non comporta effetti collaterali particolarmente gravi, purché venga eseguito da uno specialista o comunque con cognizione di causa.

Nei soggetti particolarmente sensibili però la stimolazione prostatica può aumentare la concentrazione plasmatica dell’antigene prostatico specifico, diminuendo così la sensibilità della sua rilevazione clinica a fini diagnostici e prognostici.

In casi molto rari il massaggio può provocare delle emorragie. Come detto precedentemente il massaggio potrebbe favorire un’erezione peniena in seguito alla stimolazione di determinati punti sensibili ed erogeni dell’uomo.

Dopo il massaggio il paziente potrebbe sentirsi molto stanco e privo di forza poiché sono state utilizzate molte energie nervose.

In questo caso è consigliabile mangiare del buon cibo sano per rimettersi in forma e recuperare le energie perdute. Un piccolo pisolino può aiutare a sentirsi freschi e riposati.

Il massaggio prostatico può essere effettuato anche 2-3 volte a settimana, ma è consigliabile consultare un medico professionista per informarsi sulle modalità precise di esecuzione e sulle controindicazioni che potrebbero variare da soggetto a soggetto.

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Fa bene eiaculare con la prostatite? Masturbazione e rapporti sessuali con la prostata infiammata

Fa bene eiaculare con la prostatite? Masturbazione e rapporti sessuali con la prostata infiammata

La prostatite è una condizione che colpisce molti uomini sia giovani che di mezza età e provoca necessità di urinare continuamente, difficoltà di iniziare la minzione, sensazione di non essersi svuotati completamente ed in alcuni casi problemi di raggiungere o mantenere un’erezione.

masturbazione sesso prostatite

Altri sintomi frequenti sono senso di fastidio all’ano ed un intenso bruciore alla punta del pene, condizioni che inevitabilmente interferiscono pesantemente anche nella sfera sessuale.

Molte persone affette dalla prostatite si chiedono quindi se possono continuare a fare sesso regolarmente o masturbarsi nonostante questa infiammazione.

Se il paziente sta bene l’eiaculazione è benefica per la prostata, ma in caso di prostatite o ipertrofia prostatica bisogna fare un discorso più approfondito e valutare di volta in volta le diverse situazioni.

Masturbazione e prostatite: moderarla nella fase acuta

Si ritiene che eiaculare frequentemente in caso di prostatite rappresenti un beneficio per la prostata, ma in realtà non è esattamente così.

La prostata viene infatti sottoposta ad un eccessivo stress in caso di eiaculazioni frequenti e ravvicinate che non possono fare altro che peggiorare la situazione soprattutto se la prostatite è nella sua fase acuta.

È bene precisare che l’elevata frequenza di eiaculazione non comporta patologie, ma eiaculazioni troppo ravvicinate soprattutto in caso di situazioni infiammatorie andrebbero evitate.

Tuttavia masturbarsi moderatamente, circa una volta a settimana in una condizione di prostatite lieve, non comporta nessun pericolo.

La masturbazione, rispetto al normale atto sessuale, provoca un abbassamento del testosterone e rende la prostata più vulnerabile all’infiammazione.

L’abbassamento del testosterone, quindi il calo del desiderio, aumenta sensibilmente se la masturbazione assume un carattere continuativo e compulsivo, cioè viene eseguita per ansia o per valutare il funzionamento del pene piuttosto che per reale necessità sessuale.

Il calo del desiderio era una problematica che generalmente compariva negli uomini over 50 ed over 60 fino a qualche decennio fa, ma con l’avvento di smartphone e pc oggi per i ragazzi è molto più semplice accedere ai siti pornografici.

Proprio la dipendenza dalla pornografia sta provocando abbassamenti del testosterone anche in giovani ventenni che hanno una possibilità più alta di sviluppare prostatiti o problemi alla prostata.

La frequente attività masturbatoria rischia di provocare anche ematuria ed emospermia, cioè sangue nelle urine e nello sperma.

Per comprendere meglio la situazione ecco un esempio: quando si ha un raffreddore e si soffia il naso troppo forte c’è il rischio che esca del sangue. Allo stesso modo un eccessivo lavoro prostatico in situazione di prostatite acuta può causare sangue nello sperma.

Il concetto popolare secondo il quale eiaculare frequentemente in caso di prostatite fa bene è fondamentalmente errato e bisogna parlare prima con un esperto del settore.

Sesso con il partner: non ci sono limiti

Altra domanda tipica che si pongono i soggetti affetti da prostatite è: fare sesso fa bene?

Assolutamente sì, il sesso rappresenta una delle soluzioni naturali più efficaci ed anche più piacevoli per contrastare i problemi di natura prostatica.

Una continua attività sessuale aiuta a mantenere in perfetto stato l’apparato urogenitale maschile e migliora la funzionalità della prostata, un organo fondamentale per l’attività sessuale tramite la produzione di liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione.

Il liquido seminale se non viene rilasciato per troppo tempo e resta “bloccato” all’interno rischia di intasare e gonfiare la ghiandola, causando in alcuni casi anche dolori all’altezza dei testicoli o della pancia.

Questa condizione favorisce l’insorgenza di IPB (ipertrofia prostatica benigna), cioè un ingrossamento della ghiandola.

L’eiaculazione risulta quindi estremamente benefica per l’organismo poiché svolge una serie di funzioni fondamentali per la salute personale: pulisce il corpo da tutte le sostanze che possono danneggiare la ghiandola prostatica, pulisce i dotti della ghiandola ed evita il ristagno di agenti infiammatori che col passare del tempo rischiano addirittura di diventare agenti cancerogeni.

Al contrario una lunga astensione sessuale comporta il ristagno delle secrezioni nella ghiandola prostatica, favorendo la congestione e le infiammazioni.

Eiaculazioni frequenti e continue al contrario favoriscono una maturazione completa e adatta della prostata, riducendo i rischi di infiammazione e di degenerazioni cancerogene.

C’è differenza tra eiaculazione derivante dall’atto sessuale o dalla masturbazione?

In realtà sì poiché l’organismo riesce a riconoscere i due diversi tipi di eiaculazione e quella ottenuta tramite atto sessuale risulta più benefica, naturale e depurativa.

Fare l’amore fa bene al corpo ed anche alla mente, ma occorre moderazione come in tutte le cose.

Non c’è un limite o un numero di volte consentito per fare l’amore, ma in linea di massima 2-3 volte a settimana è una media più che accettabile.

Mai praticare il coito interrotto

Il coito interrotto è utilizzato da molte coppie come pratica anticoncezionale poiché ritenuto un sistema economico, ma non è né sicuro né salutare.

Per l’uomo trattenere l’orgasmo a lungo andare può risultare deleterio per la prostata.

I principali problemi riconosciuti dalla pratica del coito interrotto sono: la congestione cronica delle pelvi, la difficoltà di raggiungere l’orgasmo, la prostatite ed il varicocele.

Il coito interrotto provoca problemi alla prostata poiché quando si blocca l’eiaculazione si provocano delle microlesioni delle strutture prostatiche che causano infiammazioni alla ghiandola prostatica.

Inizialmente può verificarsi una condizione lieve di prostatite che però se non curata adeguatamente può cronicizzarsi.

L’interruzione dello stimolo eiaculatorio può inoltre provocare il reflusso intraprostatico degli spermatozoi, altra situazione che causa infiammazioni alla prostata.

Il rischio di contrarre patologie di natura prostatica è molto alto in tutti gli uomini, indipendentemente dall’età, che praticano il coito interrotto con una certa regolarità.

Il coito interrotto non va mai effettuato poiché non è sicuro come metodo contraccettivo e causa problemi seri alla prostata a lungo andare.

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Prostatite: gli esami diagnostici e le analisi da fare

Prostatite: gli esami diagnostici e le analisi da fare

Se un paziente ha necessità di urinare frequentemente anche nel giro di poco tempo, avverte dolore durante la minzione, non si sente completamente svuotato dopo aver urinato o trova tracce di sangue nelle urine e nello sperma deve sottoporsi quanto prima a degli esami diagnostici presso un centro specialistico.

Tutti questi sono i classici sintomi di prostatiti, infezioni alla prostata o patologie collegate all’apparato genito-urinario. Gli esami principali che si possono svolgere sono:

  • esplorazione rettale con il dito;
  • ecografia transrettale;
  • ecografia sovrapubica;
  • spermiocoltura;
  • urinocoltura.

Questi esami consentono di diagnosticare con precisione la patologia e quindi di seguire la giusta cura terapeutica per contrastarla. Scopriamo nei prossimi paragrafi cosa sono questi esami e come si eseguono.

Esplorazione rettale con il dito

L’esplorazione rettale della prostata con il dito è uno degli esami più comuni per valutare eventuali patologie della ghiandola prostatica.

Il paziente deve appoggiarsi con i gomiti sul lettino piegato in avanti e restare con le gambe leggermente divaricate con l’ano accessibile e rilassato.

Il medico dopo aver indossato un guanto in lattice esegue un cosiddetto “appoggio di confidenza” per evitare la contrazione riflessa dello sfintere anale esterno, dopodiché introduce l’indice ben lubrificato nell’ano valutando la mucosa del canale anale e la competenza contrattile del muscolo sfintere interno e pubo-rettale.

esplorazione rettale esame dito dottore

Solitamente questo esame si esegue in combinazione col dosaggio ematico dell’antigene prostatico specifico (PSA) per identificare l’eventuale presenza di un carcinoma prostatico. Pur trattandosi di un esame importante tuttavia non è preciso al 100%, poiché per confermare o smentire la presenza un tumore alla prostata è necessario sottoporre il paziente alla biopsia prostatica.

L’obiettivo di questa procedura è verificare tramite la palpazione ingrandimenti, nodosità, irregolarità e aumenti di consistenza della ghiandola prostatica.

L’esame non è particolarmente piacevole anzi risulta piuttosto fastidioso, ma in compenso dura pochi secondi e va effettuato circa una volta all’anno per gli uomini over 40.

Ecografia transrettale

L’ecografia prostatica transrettale è un esame che fornisce delle immagini della ghiandola prostatica.

Una sonda del diametro di un dito viene inserita per un breve tratto del retto ed il paziente è sdraiato sul lettino con le ginocchia verso il petto.

Prima di introdurre la sonda il medico effettua un’esplorazione col dito per assicurarsi che non ci siano ostacoli.

Dopo queste operazioni una macchina ecografica emette degli ultrasuoni a bassa frequenza e ad alta intensità nella zona da esplorare.

Le onde sonore rimbalzano tra i vari tessuti e gli organi interni formando così l’immagine della prostata sullo schermo di un pc.

Tramite le immagini che vengono fornite con un video o in forma statica è possibile valutare le dimensioni, le asimmetrie e le calcificazioni della ghiandola e determinare la presenza di eventuali patologie.

Anche questo esame non garantisce una diagnosi precisa, quindi sarebbe opportuno effettuare anche la biopsia che consiste nel prelievo di piccoli frammenti di tessuto da analizzare successivamente in laboratorio.

L’esame non è indicato per chi soffre di emorroidi, ragadi e stenosi e per i pazienti che prendono medicinali anticoagulanti o per fluidificare il sangue. L’esame non è particolarmente doloroso poiché la sonda viene lubrificata con un gel e non ha un diametro eccessivo.

Se il medico effettua dei prelievi per la biopsia si possono sentire delle piccole punture, ma in questo caso per eliminare ogni tipo di dolore si può ricorrere ad un’anestesia locale.

Ecografia sovrapubica

L’ecografia sovrapubica è un esame piuttosto comune finalizzato a controllare il volume ed eventuali anomalie della ghiandola prostatica, anche se è indicato soprattutto per la diagnosi di ipertrofia prostatica benigna.

Tramite l’ecografia sovrapubica infatti è possibile valutare anche le dimensioni e le caratteristiche della vescica che può risentire dell’ingrossamento della prostata.

L’esame consente di studiare il residuo di urina in seguito alla minzione, un dato molto utile poiché in caso di prostatite o ipertrofia prostatica benigna il residuo post-minzione nella vescica aumenta.

L’esame è piuttosto semplice e non richiede particolari accorgimenti, ma deve essere effettuato con la vescica piena e quindi il paziente deve bere almeno un litro d’acqua un’ora prima dell’ecografia.

Durante l’esame il paziente deve andare a urinare e svuotare completamente la vescica, in modo che il medico possa valutare il residuo urinario post-minzione.

Per il test viene utilizzato un ecografo munito di una sonda ecografica collocata tra l’ombelico e la base del pene.

La sonda viene mossa in questa zona per ispezionare la prostata e la vescica ed individuare eventuali anomalie dopo la minzione. L’ecografia sovrapubica non è un esame doloroso né invasivo, quindi è ben tollerato dai pazienti.

Spermiocoltura: analisi dello sperma per verificare la presenza di batteri

La spermiocoltura è un esame di laboratorio che consente di individuare microrganismi patogeni in un campione di sperma per valutare la presenza di infezioni in organi dove scorrono sperma e liquidi seminali.

L’esame si suddivide in due fasi: la raccolta del campione di sperma e l’analisi del campione raccolto.

La fase di raccolta dello sperma tocca al paziente che deve seguire con estrema meticolosità determinate indicazioni.

La raccolta va effettuata in un luogo pulito asciugandosi per bene le mani ed il pene.

Lo sperma va raccolto in un contenitore dalla bocca larga che va immediatamente chiuso, dopodiché il campione deve essere consegnato quanto prima al laboratorio. 3-5 giorni prima dell’esame bisogna astenersi dall’attività sessuale e 2-3 ore prima non bisogna urinare.

Urinocoltura: analisi delle urine per verificare la presenza di batteri

L’urinocoltura è un esame microbiologico eseguito su un campione di urine per rilevare l’eventuale presenza di batteri responsabili di infezioni nelle vie urinarie.

Con l’antibiogramma è inoltre possibile valutare la resistenza e la sensibilità dei microrganismi presenti agli antibiotici per scegliere il trattamento farmaceutico migliore.

Il paziente deve raccogliere l’urina in un contenitore sterile e lavarsi accuratamente le mani e la zona genitale.

La raccolta delle urine va effettuata in mattinata ed il campione deve essere consegnato al laboratorio nella stessa giornata. Bisogna fare attenzione a raccogliere il getto intermedio delle urine, tralasciando il primo e l’ultimo getto.

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Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

ipertrofia prostatica benigna

Se hai problemi ad iniziare la minzione, avverti la necessità di urinare frequentemente soprattutto di notte, il flusso dell’urina risulta debole e ci sono piccole quantità di sangue nelle urine con ogni probabilità potresti soffrire di ipertrofia prostatica benigna.

Si tratta di una patologia non tumorale che si presenta raramente negli uomini over 40 (l’8% dei casi), ma la sua incidenza tende a salire notevolmente negli uomini over 60 (50% dei casi).

In questo articolo ti illustro cos’è l’ipertrofia prostatica benigna, i sintomi, le cause e tutto ciò che bisogna sapere per curarla al meglio, ma prima è opportuno un piccolo approfondimento sull’organo coinvolto: la prostata.

La prostata è un organo che si trova esclusivamente nell’apparato uro-genitale maschile a forma di castagna che attraversa due fasi di sviluppo fondamentali nella vita di un uomo.

La prima fase si verifica nella pubertà, durante la quale la prostata raddoppia le sue dimensioni; la seconda fase inizia dopo i 25 anni e dura per tutta la vita.

La ghiandola si ingrossa provocando la compressione e lo schiacciamento dell’uretra ed indebolendo la vescica che fatica a svuotarsi completamente durante la minzione.

La ritenzione urinaria ed il restringimento dell’uretra provocano i sintomi descritti all’inizio che caratterizzano l’ipertrofia prostatica benigna.

Cos’è

L’ipertrofia prostatica benigna, detta anche IPB oppure ostruzione prostatica benigna, è un aumento volumetrico della prostata.

Nello specifico tale patologia provoca un ingrossamento di una porzione della ghiandola collocata in prossimità della vescica.

Questo aumento “allunga” l’uretra che non può quindi allargarsi e non riesce a svuotarsi completamente durante la minzione. Generalmente l’uretra si allarga “a imbuto”, condizione impedita dall’IPB, quindi si genera una sorta di ostacolo idraulico che blocca lo svuotamento completo della vescica costringendo ad urinare più volte nel giro di poche ore o addirittura di pochi minuti.

I sintomi

sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna più comuni sono la progressiva difficoltà ad urinare e la necessità di urinare spesso nel corso della giornata.

Il getto dell’urina diventa più debole con sgocciolamento continuo al termine della minzione e con la sensazione di non essersi svuotati completamente.

In alcuni casi i disturbi possono portare all’incontinenza o al contrario all’incapacità di urinare, situazione che può rendere necessario l’utilizzo di un catetere vescicale.

Se i sintomi vengono sottovalutati l’IPB può portare a conseguenze più gravi come ematuria (sangue nelle urine), calcoli vescicali, diverticoli vescicali, dilatazione delle alte vie escretrici urinarie e addirittura insufficienza renale.

Le cause

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna non sono del tutto chiare, ma sembra che siano collegate prevalentemente all’avanzamento dell’età. I fattori che determinano il funzionamento e la fisiologia della prostata sono numerosi (biochimici, nutrizionali, ormonali ecc.) e di conseguenza incidono in maniera diversa da soggetto a soggetto.

Secondo alcune ricerche le cause potrebbero essere riconducibili anche a variazioni ormonali e fattori emodinamici che sono fisiologici con l’avanzare degli anni.

Alcuni medici ritengono che determinati soggetti siano predisposti per fattori ereditari a questa patologia, soprattutto quelli che la sviluppano prima dei 60 anni.

I farmaci

Le terapie mediche finalizzate a contrastare l’IPB prevedono principalmente l’utilizzo di due tipologie di farmaci: gli inibitori della 5-alfa reduttasi e gli alfa litici.

Gli inibitori della 5-alfa reduttasi rallentano la crescita della prostata e sono particolarmente indicati quando il volume prostatico è superiore ai 40 ml.

Gli alfa litici sono utilizzati generalmente per il primo trattamento farmacologico in quanto riducono la frequenza minzionale e migliorano il getto.

Agiscono bloccando i ricettori alfa posti sulle cellule muscolari lisce della prostata, favorendo così l’apertura “a imbuto” dell’uretra prostatica per un rilascio completo dell’urina.

La dieta e i rimedi naturali

Anche se l’IPB si manifesta a causa dell’avanzamento dell’età è comunque consigliabile seguire una particolare dieta e ricorrere a rimedi naturali per bloccare o quanto meno ridurre i sintomi della patologia.

In realtà non sono state trovate particolari correlazioni tra l’alimentazione ed il manifestarsi della patologia, ma la comunità scientifica invita comunque a mantenere l’intestino pulito evitando l’assunzione di determinati alimenti che irritano o costipano.

In particolare sono sconsigliati alcolici, bevande contenenti caffeina o teina, energy drink, cibi piccanti e cioccolato.

I cibi consigliati invece sono frutta e verdure ricche di antiossidanti e polifenoli, pesce e alimenti a basso contenuto di grassi di origine animale.

Quotidianamente bisogna bere almeno 1,5-2 l di acqua preferibilmente lontano dai pasti ed è consigliabile praticare un po’ di attività sportiva compatibilmente con la propria età.

Smettere di fumare è un altro accorgimento utile per migliorare in generale tutte le attività dell’organismo.

IPB e sessualità

I soggetti affetti da IPB possono avere una vita sessuale normale, anche se questa patologia può provocare determinati disturbi come la disfunzione erettile.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che c’è una stretta relazione tra LUTS (Low Urinary Tract Symptoms ossia sintomi delle basse vie urinarie), una condizione tipica dell’IPB, e la disfunzione erettile.

L’ipertrofia prostatica benigna causa una ridotta produzione di ossido nitrico (NO), una sostanza fondamentale che regola la corretta funzionalità dei vasi sanguigni e di conseguenza una piena erezione.

A questi fattori si aggiunge la componente psicologica derivante dai LUTS collegati all’IPB che determinano un decadimento della prestazione e quindi dell’attività sessuale in generale.

L’intervento chirurgico

Se le terapie farmaceutiche si rivelano inefficaci è possibile ricorrere all’intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere completamente o in parte l’ipertrofia prostatica benigna che ostruisce il completo svuotamento vescicale.

Una soluzione così estrema è indicata nei casi particolarmente gravi come la ritenzione urinaria cronica o ricorrente, insufficienza renale cronica, perdite di sangue ed infezioni urinarie frequenti.

Gli interventi più diffusi sono tre: TURP, laserterapia e chirurgia a cielo aperto.

Il TURP (Resezione Transuretrale della Prostata) è un intervento endoscopico che prevede la rimozione delle parti ingrossate della prostata tramite un resettore, uno strumento di 7 mm.

Questo intervento è preciso ed indolore e dura tra i 30 ed i 60 minuti. In base alle esigenze del paziente l’operazione può richiedere un’anestesia spinale o generale, dopodiché va applicato un catetere vescicale che viene rimosso dopo 2-3 giorni.

Sono disponibili vari trattamenti di laserterapia per la cura chirurgica della patologia e la più diffusa è il laser al Tullio che favorisce sia l’enucleazione sia la vaporizzazione dell’IPB.

Tuttavia quest’intervento può provocare disturbi irritativi post-operatori e richiede tempi più lunghi.

Infine la chirurgia a cielo aperto è una soluzione da adottare solo per casi particolarmente gravi e cioè quando le dimensioni dell’ipertrofia prostatica benigna sono superiori ai 150 ml.

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La dieta della prostatite: cosa mangiare e cosa evitare la dieta per ridurre i sintomi e guarire

La dieta della prostatite: cosa mangiare e cosa evitare la dieta per ridurre i sintomi e guarire

dieta e prostatite

Non avrei mai voluto scrivere un post del genere. Avrei preferito semplicemente non avere la prostatite. Ma visto che ci sono e sto facendo questa esperienza, vorrei condividere per aiutare il maggior numero di persone che, come te, sono afflitte da questo problema.

La prostatite è una brutta rogna, difficile da guarire, ma con la giusta pazienza puoi ridurre i sintomi e perfino guarire definitivamente.

Sì è vero, ci vuole molta determinazione! È un po’ come partecipare per la prima volta alla maratona e sa che devi allenarti tutti i giorni per ottenere con il risultato, se salti un allenamento si azzera tutto e devi ricominciare da capo.

Con la pazienza ne ero quasi uscito, non sentivo più i sintomi come il bruciore sulla punta del pene, le perdite di goccioline di pipì dopo essere uscito dal bagno, il senso di pesantezza nella zona perineale.

Ho cantato vittoria troppo presto ricominciando con il vecchio stile di vita due punti e giù di birra, vino, mangiando cibi che non avrei dovuto mettermi in bocca per almeno qualche altro mese.

Il risultato è che mi è tornata la prostatite in forma acuta.

Ma adesso sono determinato a iniziare quel percorso che mi aveva portato a uscire quasi dal problema, un percorso che ho iniziato seguendo il corso di Marco.

Devo dire di grandissimo aiuto, anche se non avevo seguito al 100% tutti i suoi consigli.

Per fortuna che l’ho trovato perché avevo chiesto aiuto al mio medico e non aveva saputo darmelo punto Poi sono andato da un altro perché non ero contento.

Ma alla fine i due medici che mi hanno visitato mi hanno detto solo che l’infiammazione si sarebbe riassorbita autonomamente senza fare nulla e consigliandomi solamente di non mangiare peperoncino e spezie in generale, caffè, cioccolato e alcool.

Direi un po’ poco.

In particolare uno di questi dottori mi aveva chiesto di scrivergli via WhatsApp aggiornarlo dei miglioramenti ma all’atto pratico, quando scrivevo un sms, mi rispondeva telegraficamente e anche con 2-3 giorni di ritardo.

Cosa evitare e cosa non mangiare: i cibi Killer

Premetto che è sempre del corso di Marco ho capito che il corpo ha bisogno di fare un periodo di disintossicazione punto sono da evitare tassativamente tutti gli alimenti che possono irritare maggiormente la prostata come il caffè, l’alcol, il peperoncino, il pepe e le spezie, i pesci grassi e i molluschi.

Altri cibi Killer da evitare come la peste ci sono anche cibi pesanti, cotti tramite soffritti, i fritti, gli stufati, gli oli cotti in padella, gli zuccheri raffinati e i dolci, le bibite gassate, i succhi di frutta confezionati, coloranti, conservanti, cibi in scatola e chi ne ha più ne ha più ne metta.

Anche troppo condimento con il sale potrebbe dar noia alla prostata.

Tutti questi cibi creano un ambiente ospitale per la proliferazione di germi.

E tu mi dirai: che cosa posso mangiare allora?! So che a prima vista potrebbe sembrare un sacrificio enorme ma ti assicuro che dopo un po’ ne sentirai i benefici e comincerai a sentire un’enorme energia muoversi dentro il tuo corpo 🙂 ci sono moltissimi cibi che non siamo abituati a mangiare per cultura, ma che sono super salutari e risultano anche molto buoni dopo un certo periodo di abitudine.

All’inizio infatti non ti piaceranno, ma dopo qualche giorno comincerai ad apprezzarli.

Cosa mangiare con la prostatite

Ad esempio i legumi (lenticchie rosse, gialle e marroni). Le verdure a foglia verde come ad esempio bietole, spinaci, insalata, cime di rape eccetera. La frutta di tutti i tipi.

Altri alimenti dai super poteri che si dimostrano particolarmente benefici sono: semi di zucca, pomodori (contengono licopene), te verde, prezzemolo, verdure crucifere (broccoli, cavoli, verze).

Se da una parte dobbiamo eliminare tutte le farine raffinate. poiché portano picchi glicemici veramente alti e non contengono fibre, dall’altra parte dobbiamo mangiare cereali integrali, riso integrale e tutto ciò che accompagna i carboidrati con le fibre.

Tutto quello che dobbiamo fare, infatti, è assumere moltissima fibra… anzi direi il più possibile… sia per favorire il transito intestinale (la prostata si trova proprio lì a contatto con il retto) sia per acquisire sempre più energia.

In funzione di depurazione da intossicazione del corpo, Marco nel suo corso consiglia di passare a una dieta completamente priva di cereali attraverso una procedura particolare.

Io non riesco a seguire per filo e per segno ciò che dice, ma ho notato che anche solo con il 50% di applicazione dei suoi consigli sono riuscito a debellare quasi completamente la prostatite.

Integratori alimentari da affiancare alla dieta

Allo stesso tempo devi integrare la fibra con degli integratori che aggiungono sostanze benefiche per la prostata.

Ma ricorda che la costanza che ti fa ottenere risultati, non ti aspettare miracoli dopo due o tre giorni che li assumi.

Alcune sostanze che sono state testate come benefiche per la prostata sono:

Serenoa repens: La Serenoa Repens è una palma non più alta di 3 metri che cresce negli stati affacciati sulla costa atlantica meridionale degli Stati Uniti, nel sud Europa e nell’Africa del nord.

I suoi principi attivi (flavonoidi, trigliceridi, fitosteroli) le conferiscono proprietà antiandrogeniche.

E’ dimostrato che può alleviare i sintomi sia della prostata ingrossata che della prostatite.

In merito allo studio che sto citando, sono stati selezionati 2 gruppi di pazienti che soffrono di ipertrofia prostatica benigna: a uno gli è stato fatto credere di assumere Serenoa Repens, ma in realtà una pillola senza alcun principio attivo.

All’altro veniva somministrata la Serenoa repens.

Dopo 2 mesi il gruppo che l’aveva assunta davvero ha rilevato miglioramento dei sintomi per circa il 50%, mentre chi non l’aveva fatto, non aveva registrato alcun beneficio.

Aloe vera: l’aloe vera è infatti usata fin dai tempi dei Babilonesi per rinforzare le difese, purificare l’organismo e per proteggere e riparare i tessuti, è quindi molto importante per chi soffre di prostatite o prostata ingrossata.

L’aloe vera è caratterizzata da foglie carnose, succulente e dal margine seghettato, che contengono 8 enzimi che aiutano a ridurre l’infiammazione

In particolare inibiscono la produzione dei neurotrasmettitori prodotti localmente dai tessuti danneggiati

Si prende un cucchiaio di succo lontano dai pasti per periodi brevi.

Polline d’api: è il polline dei fiori trasportato dalle api bottinatrici al momento della nascita delle larve ed è un vero e proprio integratore naturale ricco di vitamine, minerali e aminoacidi essenziali.

Per la sua caratteristica di donare molta energia, rinforzare il sistema immunitario, proteggere la pelle e i tessuti, prevenire le malattie cardiovascolari, è particolarmente indicato per chi soffre di iperplasia prostatica benigna o prostatite, ma anche di carcinoma prostatico.

La dose quotidiana di polline consigliata è di un cucchiaino al giorno, meglio al mattino a colazione, in modo che tutta l’energia sprigionata può essere impiegata a svolgere i compiti della giornata.

Meglio evitarlo alla sera. Se sei in un periodo di forte stanchezza o stress, puoi arrivare a prenderne anche 3 cucchiaini al giorno.

Ortica: è una pianta della famiglia delle Urticaceae che conosciamo tutti per il suo potere irritante.

Ma al contrario di come si pensi, ha proprietà diuretiche, antiossidanti e antinfiammatorie utili in disturbi intestinali come quelli associati alla prostatite.

Al suo interno sono presenti steroli, glicoproteine, acidi, flavonoidi, minerali (calcio e potassio), amine, tannini.

Stanco anche tu di fare visite su visite da urologi senza risolvere nulla? Guarda il video qui sotto!

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Che cos’è la prostata e a cosa serve

Che cos’è la prostata e a cosa serve

La prostata, questa sconosciuta! Ci sono alcuni uomini che nemmeno sanno cosa è, come funziona e dove si trova nel corpo.

Ecco, io ero uno tra quelli! Ovviamente sapevo della sua esistenza ma ignoravo completamente quali fossero le sue funzioni e come potesse influenzare la mia vita.

Da quando si è presentata la prostatite , però, ho dovuto fare un percorso di consapevolezza e adesso si trova al centro dei miei pensieri.

In questo articolo ti spiego brevemente a cosa è e come funziona.

Cosa è la prostata

cosè la prostata e a cosa serve

La prostata è una ghiandola che fa parte delle vie genitali maschili ed è molto importante dal punto di vista della fertilità perché produce il liquido seminale, il liquido zuccherino che nutre gli spermatozoi durante il loro viaggio verso la fecondazione della cellula uovo.

Ha la forma e la grandezza simile a una castagna, con la base in alto e l’apice in basso.

Si trova sotto la vescica e è attraversata dall’uretra, un canale che raccoglie l’urina dalla vescica e la porta verso l’esterno. L’intestino retto invece si trova “appoggiato” nella parte retrostante.

La prostata è costituita all’interno da:

  • una componente ghiandolare
  • una componente muscolare

All’esterno, invece, da un rivestimento fibroso dal nome “capsula”.

Come funziona la prostata e quali sono le sue funzioni

Funzione escretoria: produce buona parte del fluido prostatico (circa il 40% ad ogni eiaculazione). Più precisamente, la prima emissione del liquido seminale è composta quasi esclusivamente dalla secrezione della prostata, poi le successive sono ricche di spermatozoi e l’ultima emissione è proveniente dalle vescicole seminali, ghiandole che sono al lato della prostata.

Funzione eiaculatoria: contrae e spinge il liquido seminale nell’uretra grazie al tessuto muscolare.

Funzione urinaria: non svolge una vera e propria funzione urinaria, ma essendo attraversata dal canale dell’uretra, influenza anche la regolazione del flusso urinario. In condizioni di buona salute permette all’urina di riversarsi nel canale uretrale senza alcun impedimento o dolore

Funzione di produzione ormoni sessuali: produce ormoni sessuali, sia androgeni ed estrogeni come il testosterone, il deidroepiandrosterone (DHEA), l’androstenedione, l’androstenediolo, l’androsterone ed il diidrotestosterone.

Sintomi causati da patologie della prostata

Ci sono alcuni disturbi che possono essere il segnale di allarme di patologie completamente diverse, con gravità completamente diverse, che quindi vanno riconosciute in tempo e a cui vanno attribuiti alla patologia giusta.

I disturbi alla prostata sono molto fastidiosi e influenzano la qualità di vita dell’uomo non solo a partire dai 45-50 anni, ma anche nei giovani.

Se hai questi disturbi recati subito dal medico, non vergognarti e non banalizzarli. La maggior parte degli uomini tende a ignorare questi problemi e a portarseli avanti con l’età, finendo poi a conviverci per abitudine.

Aumento della frequenza della necessità di andare a urinare, questo sia durante le ore diurne, sia durante le ore notturne. In particolare in quest’ultimo caso il disturbo tende a spezzare il sonno e a essere stanchi poi durante il giorno.

Aumento dell’urgenza di urinare, non solo aumenta la frequenza ma anche l’impellenza. Quando arriva lo stimolo non riesci a posticipare la minzione devi andare subito a farla altrimenti rischi di fartela addosso.

Incompletezza nello svuotamento. Un altro sintomo che c’è qualcosa che non va è la sensazione di non riuscire mai a espellere tutta la pipì. Quello che succede di frequente è di dover aspettare una certa quantità di tempo prima di iniziare a fare pipì, con un getto debole che ha spesso bisogno di una spinta addominale.

Sgocciolamento dopo la minzione. Un altro sintomo (che ho avuto anche io) e dopo aver fatto pipì se mi metto a sedere e mi escono ancora due tre goccioline di pipì. Una sensazione fastidiosa perché rilascia cattivi odori alla lunga.

Altri sintomi sono:

Bruciore sulla punta del pene, dolore pelvico, sangue nelle urine e/o nello sperma, fastidi vari nella zona del pube etc…

L’importante è che una persona vada dal proprio medico appena nota questi tipi di problemi dell’ apparato urinario. L’esitazione può portare a dell’aggravamento dei sintomi dai quali poi è difficile tornare indietro.

Spesso si tratta di una banale infiammazione virgola tutt’altro che da sottovalutare Perché l’aggravamento può portare a dei fastidi a volte irreversibili

L’importante è che vai dal medico giusto, inizialmente dal medico generale, poi dal neurologo per discriminare se i sintomi siano da attribuire al solo ingrossamento della prostata e tutto ciò che di benigno ne consegue o se, invece, si possono nascondere in modo molto più subdolo patologie più gravi, come un tumore prostatico o un tumore vescicale.

È importante una buona valutazione urologica associata ad esempio all’utilizzo del marcatore specifico della prostata PSA o antigene prostatico specifico.

Le 3 patologie della prostata più comuni

Le patologie più comuni della prostata possono essere 3: 

Prostatite: E’ un’infiammazione della prostata che può manifestarsi con un esordio sia acuto che cronico, indipendentemente dall’età (capita anche in età giovanile).

A me personalmente si è presentato con una forma acuta iniziale dove nel primo mese riuscivo a malapena a fare pipi e sentivo un gran bruciore nella zona fino agli inguini e nell’interno coscia.

In seguito si è trasformata in cronica per diversi mesi con sintomi più lievi.

E’ dovuta a una concomitanza di fattori come ad esempio un periodo di stress dove si abbassano le difese immunitarie e i batteri se ne approfittano.

La prostatite in forma acuta generalmente se ne va via dopo una lunga cura con gli antibiotici, mentre quella cronica è molto più rognosa perchè rischia di rimanere “a vita” se non trattata adeguatamente con la dieta e lo stile di vita. 

Ipertrofia prostatica benigna: E’ l’ingrossamento della prostata di cui soffrono gli uomini a partire dai 45 – 50 anni ed è legata a un aumento del numero di cellule prostatiche epiteliali e stromali e alla formazione di noduli. 

Colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni di età e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni (mio padre ha sofferto di questo problema). Non deve assolutamente destare preoccupazione, in quanto è una condizione regredibile grazie alla dieta e allo stile di vita adeguato.

Non è paragonabile al tumore alla prostata, in cui ci sono formazioni tumorali e infiltrazione dei tessuti. 

Tumore della prostata: questa è la condizione più grave delle 3. I sintomi sono sempre gli stessi elencati sopra, ma possono essere accompagnati da ostruzione e ematuria (perdita di sangue nelle urine).

La diagnosi è suggerita dall’esplorazione rettale o dai valori dell’Antigene prostatico specifico ed è confermata dalla biopsia. Per curare un tumore alla prostata esistono diversi approcci terapeutici che possono avere varie finalità in relazione allo stadio di malattia.

Prima si interviene, meglio è. Infatti se preso in ritardo può creare metastasi pericolose. 

In ogni caso, non appena noti i sintomi sopra descritti, non esitare ad andare dal dottore generico o direttamente dall’urologo che sapranno farti la diagnosi dopo i relativi esami. 

Gli esami da fare

Gli esami da fare sono decisi dal dottore nel momento della visita dopo che ti ha fatto delle domande esplorative. In genere sono questi gli esami da sostenere: 

Esplorazione rettale: il dottore mette un dito nell’ano del paziente e tocca la prostata per sentirne l’aumento volumetrico, la consistenza della prostata e l’eventuale presenza di noduli. 

Ecografia transrettale: è un banale esame nel quale il dottore inserisce una sonda che permette di studiare la prostata attraverso il retto. E’ invasivo ma non doloroso, nè pericoloso e comunque dura meno di un minuto. 

Spermiogramma e spermiocoltura: La spermiocoltura è un’analisi dello sperma che permette di rilevare eventuali infezioni ed eventuali proliferazioni patogene di funghi/batteri in esso presenti, mentre lo spermiogramma è un esame del liquido seminale ,utile per dare indi­cazioni sulla fertilità maschile. 

Urinocoltura: E’ l’analisi delle urine che permette di vedere se ci sono funghi, batteri o virus nelle urine. 

PSA (Prostatic Specific Antigen): L’esame del PSA consiste in un prelievo di sangue. Il riscontro di un valore elevato del PSA può essere indicativo di carcinoma prostatico, ma anche di ipertrofia prostatica benigna.

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