Fermenti lattici: un valido aiuto per chi soffre di prostatite?

Fermenti lattici: un valido aiuto per chi soffre di prostatite?

In questo articolo ti parlerò del ruolo dell’intestino nella prostatite e di come ottenere fermenti lattici vivi a un prezzo bassissimo!

Bene! Partiamo con una piccola introduzione.

La prostatite è una patologia piuttosto frequente negli uomini under 50 che può insorgere a causa di uno stile di vita sbagliato caratterizzato da un’alimentazione sregolata, abuso di fumo ed alcol, eccessivo stress ecc.

La prostatite può dipendere da varie cause e spesso è scatenata da un’infezione batterica che determina l’infiammazione della prostata.

I sintomi più comuni sono minzione dolorosa e difficoltosa, necessità di urinare frequentemente di giorno e di notte, sensazione di non essersi svuotati completamente ed in alcuni casi deficit di natura sessuale.

Non bisogna sottovalutare il ruolo dell’intestino che nella “geografia” del corpo umano è vicino alla prostata.

Un malfunzionamento dell’intestino può quindi causare problemi alla prostata come prostatite.

Per ripristinare la corretta flora batterica è possibile ricorrere ai fermenti lattici, la cui assunzione va affiancata da un’alimentazione sana e nutriente ed uno stile di vita più virtuoso.

Il ruolo dell’intestino

Per garantire una corretta microbiota intestinale ed assicurarsi un’ottima salute urogenitale è importante seguire un’alimentazione che offra un apporto sufficiente e bilanciato di nutrenti.

Un’alimentazione sbagliata o un lungo periodo di stress possono però provocare una disbiosi, cioè un’alterazione della flora intestinale.

In questi casi si verificano disturbi vari come gonfiore, diarrea e dolori addominali.

Non bisogna sottovalutare questi sintomi.

fermenti lattici per prostatite

La disbiosi incide negativamente sull’impermeabilità dell’intestino favorendo così il passaggio di specie batteriche verso le vie urinarie che possono intaccare anche la prostata.

Per ripristinare la corretta funzionalità della flora batterica è consigliabile seguire un’alimentazione adeguata supportata da integratori alimentari e fermenti lattici vivi.

Durante questa fase ed in generale per uno stile di vita più salutare è opportuno eliminare dalla propria dieta alcolici, fritti, cibi piccanti ed eccessivamente speziati.

Altro “mantra” da ricordare costantemente è bere tanta acqua durante la giornata. 1,5-2 litri di acqua rappresentano la quantità giusta per depurarsi dalle tossine negative e garantire una buona funzionalità della prostata.

I vantaggi dei fermenti lattici

I fermenti lattici uniscono i vantaggi ed i benefici dei probiotici (microorganismi vivi che regolano il sistema immunitario e contrastano la formazione di infezioni extraintestinali) a quelli del prebiotici (fibre naturali che nutrono le cellule del colon).

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L’assunzione di fermenti lattici è particolarmente indicata per le patologie di origine batterica poiché ripristinando la corretta flora batterica dell’intestino si riducono i sintomi legati alla prostatite e di conseguenza si migliorano le funzionalità della ghiandola prostatica.

I fermenti lattici garantiscono una minzione migliore e non dolorosa, un’eiaculazione piena e completa ed in alcuni casi addirittura un aumento del desiderio sessuale.

La corretta funzione intestinale è un fattore determinante per ogni terapia contro la prostatite cronica poiché l’intestino e la prostata hanno un legame molto stretto.

Attenzione alle intolleranze alimentari

Per seguire la giusta terapia contro prostatiti o altre patologie collegate alla ghiandola prostatica il medico dovrebbe individuarne la causa, ma non è così facile come può sembrare.

Una delle cause potrebbe essere un’intolleranza alimentare che provoca generalmente emicrania, dolori addominali, gonfiore, flatulenza, stitichezza e diarrea.

Le intolleranze alimentari causano un’alterata permeabilità dell’intestino, quindi risulta più facile per i batteri entrare ed arrivare alle vie urinarie e quindi alla prostata favorendo l’insorgenza della prostatite.

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È fortemente consigliato sottoporsi ad un test per individuare i cibi che l’intestino fa fatica a digerire ed impostare così la dieta migliore.

Per proteggere l’intestino bisogna assumere probiotici, sostanze naturali e fermenti lattici che riducono la permeabilità alle specie batteriche e generalmente non hanno alcun tipo di effetto collaterale.

Un perfetto equilibrio intestinale garantisce maggiore benessere alla prostata prevenendo e riducendo le possibilità di contrarre prostatiti.

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Tra i prodotti migliori attualmente in commercio c’è Yovis Stick, l’integratore con fermenti lattici che ripristina la flora batterica dell’intestino.

In farmacia una scatola di Yovis Stick costa 16,50 euro, quindi per acquistare tre confezioni bisogna spendere 49,50 euro.

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Prostata e PSA: tutto quello che devi sapere su questo marcatore

Prostata e PSA: tutto quello che devi sapere su questo marcatore

Il PSA è l’acronimo di Prostate Specific Antigen ed in italiano viene tradotto con Antigene Prostatico Specifico.

Si tratta di una proteina sintetizzata dalle cellule della prostata e l’esame del PSA è finalizzato a misurare i livelli nel sangue.

psa prostata

Bisogna prelevare un campione di sangue da analizzare in laboratorio, dopodiché i risultati vengono generalmente espressi in nanogrammi di PSA per millilitro (ng/mL) di sangue.

I livelli di PSA possono aumentare a causa della presenza di un cancro prostatico, ma anche di patologie non tumorali come la prostatite e l’ipertrofia prostatica benigna che sono piuttosto comuni negli uomini.

L’esame del PSA si prescrive agli uomini che hanno avuto una diagnosi di tumore alla prostata per tenere sotto controllo la malattia. Il test per la diagnosi precoce in persone senza sintomi è di solito sconsigliato soprattutto per gli over 70 o nei soggetti più giovani.

Cos’è il PSA

Il PSA è una proteina quantificabile nel sangue prodotta dalla prostata e quindi può essere utilizzato come indicatore di malattie prostatiche.

L’Antigene Prostatico Specifico da un punto di vista fisiologico ha il compito di mantenere fluido il liquido seminale dopo l’eiaculazione, permettendo agli spermatozoi di muoversi più velocemente nel tratto genitale femminile e favorire così l’ingravidamento.

Il PSA viene usato come marcatore di potenziali problemi alla prostata soprattutto per gli esami di diagnosi precoce della popolazione maschile. Il dosaggio del PSA è consigliato periodicamente a tutti gli uomini over 50 poiché, associato alla visita urologica e andrologica, può prevenire forme di tumore agli stadi iniziali.

Il PSA può aumentare in presenza di processi neoplastici alla prostata ma anche in condizioni benigne come una prostatite o un’iperplasia prostatica benigna.

Altre condizioni che favoriscono l’aumento del PSA sono: una recente attività sessuale, utilizzo di cateteri, palpazione della prostata per visita specialistica e l’assunzione di determinati farmaci. 

Come si misura e frequenza dell’esame da rispettare

Prima di sottoporsi ad un esame di PSA è necessario stare a digiuno per almeno 3 ore, evitare rapporti sessuali e praticare un’intensa attività fisica per almeno 48 ore, poiché queste condizioni potrebbero far innalzare i livelli di PSA nel sangue alterando di conseguenza i risultati del test.

Se c’è un’infezione delle vie urinarie in corso non bisogna effettuare il prelievo poiché anche queste condizioni potrebbero fornire risultati sballati o alterati.

Alcuni farmaci o prodotti di erboristeria rischierebbero di mascherare livelli alterati di PSA, quindi è opportuno segnalare al medico la loro assunzione.

Valori di PSA molto alti potrebbero dipendere anche da un’esplorazione rettale condotta dal medico nell’ultima settimana o da una biopsia della prostata nelle ultime 6 settimane.

Generalmente l’esame del PSA andrebbe effettuato intorno ai 40 anni, quando la prostata non è particolarmente ingrossata, soprattutto se in famiglia ci sono stati casi di carcinoma prostatico.

Chi non ha parenti prossimi con un tumore può ritardare l’esame del PSA fino a 50 anni. Dopo la prima visita se i valori sono molto bassi non è necessario ripetere il test con frequenza.

Generalmente si può aspettare fino a 5 anni se non ci sono ulteriori problematiche o sintomi che possano far pensare alla comparsa di prostatiti come difficoltà nella minzione, necessità di urinare continuamente, dolore nella minzione ecc.

Valori normali ed età

In condizioni di normalità i livelli ematici di PSA sono inferiori ai 4 nanogrammi per millilitro di sangue con un intervallo di riferimento compreso tra 0,0 e 4,0 ng/mL. Se le cellule della prostata vengono danneggiate potrebbero aumentare le concentrazioni nel circolo ematico.

I valori normali variano anche a seconda dell’età e sono i seguenti:

  • 40-49 anni: 2,5 ng/mL;
  • 50-59 anni: 3,5 ng/mL;
  • 60-69 anni: 4,5 ng/mL;
  • 70-79 anni: 6,5 ng/mL.

Cosa vuol dire se è alto

I valori di PSA superiori alla media potrebbero evidenziare la presenza di malattie prostatiche come: tumore alla prostata, ipertrofia prostatica benigna e varie forme di prostatite. Altri fattori che possono determinare un PSA alto sono: interventi di chirurgia alla prostata, senescenza, inserimento di un catetere, esami diagnostici specifici (biopsia prostatica, rettoscopia, colonscopia, cistoscopia ed esplorazione rettale) e traumatismo alla prostata causato da un eccessivo stress alla zona prostatica in seguito a determinate attività.

Negli uomini che assumono gli inibitori della 5-alfa-reduttasi (utilizzati per contrastare l’ipertrofia prostatica benigna e la calvizie) si registra invece un notevole abbassamento, almeno del 50%, dei livelli di PSA. Anche l’obesità può essere una delle cause dei valori bassi del PSA circolante.

Livelli di PSA superiori ai valori di 4,0 ng/mL potrebbero indicare la presenza di una biopsia alla prostata, ma come abbiamo visto sono diversi i fattori che potrebbero alterare i valori.

Allo stesso modo anche persone con valori inferiori ai 4,0 ng/mL potrebbero aver sviluppato un tumore. A complicare ulteriormente la situazione c’è il fatto che non c’è unanimità sul limite superiore di normalità tra diversi istituti e laboratori medici.

I valori del PSA inoltre cambiano a seconda dell’età e addirittura dell’etnia: negli uomini di origini africane i livelli di PSA tendono ad essere più alti, mentre negli asiatici tendono ad essere più bassi senza che ciò implichi la presenza di malattie di natura prostatica.

PSA alto: cosa mangiare

Se i livelli di PSA sono alti bisogna innanzitutto individuarne la causa, ma nel frattempo è consigliabile seguire un’alimentazione adeguata evitando quei cibi che favoriscono l’innalzamento dell’antigene prostatico specifico.

Sono da evitare latticini e derivati che favoriscono l’innalzamento dei livelli di PSA e sono correlati ad un rischio maggiore di cancro prostatico.

É preferibile mangiare carne magra con pochi grassi per migliorare lo stato di salute generale della prostata e ridurre il rischio di iperplasia prostatica benigna.

Va consumato molto pesce soprattutto quello grasso che è ricco di omega 3 poiché riduce il rischio di cancro prostatico.

Altri alimenti consigliati sono le verdure a foglia verde scuro ed i frutti di bosco ricchi di antiossidanti ed altre sostanza che tengono sotto controllo i danni derivanti dall’ossidazione dei tessuti, degli organi e delle ghiandole.

Sono molto indicati i pomodori ricchi di licopene, una sostanza che riduce il rischio di cancro alla prostata e garantisce livelli ematici di PSA entro la norma.

Diversi medici consigliano l’assunzione di succo di melagrana, un frutto che contiene molti composti che hanno un’azione benefica sulla prostata e mantengono normali i livelli di PSA.

Importantissimi gli integratori come la Serenoa Repens, l’Uva Ursina e il Polline d’api.

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Disfunzione erettile: cos’è, sintomi, cause e rimedi naturali

Disfunzione erettile: cos’è, sintomi, cause e rimedi naturali

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La disfunzione erettile viene definita come l’incapacità da parte dell’uomo di raggiungere o mantenere una piena erezione nel corso di un rapporto sessuale. Secondo alcune ricerche in Italia il 13% degli uomini, quindi circa 3 milioni, è affetto da disfunzione erettile conosciuta anche come DE.

Considerando anche le forme lievi e moderate di disfunzione erettile la percentuale degli uomini che ne soffre può salire addirittura fino al 50%.

La patologia tende a presentarsi con l’avanzamento dell’età ed i fattori che incidono negativamente possono essere di natura organica, metabolica ed anche psicologica.

Cos’è

Per capire esattamente cos’è la disfunzione erettile è opportuno concentrarsi sul fenomeno dell’erezione del pene, detta anche erezione peniena.

Nel corso di un’erezione peniena si verifica una corretta elevazione del pene se l’afflusso di sangue ai corpi cavernosi avviene senza problemi.

La disfunzione erettile è invece causata da uno scarso afflusso sanguigno ai corpi cavernosi che non vengono “riempiti”, situazione che limita fortemente la completa erezione, l’inturgidimento e l’aumento dimensionale del pene necessari per un rapporto sessuale completo e soddisfacente.

L’erezione del pene  è un complesso mix di fattori vascolari, endocrini, neurologici, muscolari ed emozionali e richiede l’eccitazione e quindi l’attrazione sessuale verso il partner.

La disfunzione erettile rappresenta l’incapacità di mantenere una piena erezione del pene anche se c’è un forte desiderio sessuale. Questa malattia pur non avendo alcun carattere di tipo tumorale incide pesantemente sulla vita sociale e psicologica dell’individuo ed in alcuni casi è l’anticamera di malattie ben più gravi come ischemia o esordio della microangioparia diabetica.

Il disturbo dell’erezione si definisce primario o permanente quando il deficit si manifesta all’inizio del rapporto sessuale; si definisce secondario o acquisito quando invece si manifesta nel corso dell’atto sessuale. La disfunzione erettile può essere anche situazionale, cioè quando si manifesta solo in certe condizioni o con una determinata partner, o generalizzato se il deficit si manifesta puntualmente.

I sintomi

sintomi della disfunzione erettile prevedono la difficoltà o l’incapacità di raggiungere una piena erezione oppure a mantenerla. Tali sintomi possono verificarsi anche se sono presenti un forte appetito sessuale ed attrazione nei confronti del partner. Talvolta al problema dell’erezione può associarsi l’eiaculazione precoce o ritardata, anche se si tratta comunque di due disturbi diversi. Un deficit occasionale non è un sintomo di disfunzione erettile, ma è un classico caso di “flop” che generalmente può capitare a tutti gli uomini. La presenza di erezione durante il sonno porta ad escludere cause organiche.

Le cause

La disfunzione erettile può assumere diversi aggettivi in base alle cause che ne hanno provocato la comparsa.

Si parla di disfunzione erettile post-traumatica quando le cause sono di natura traumatica e quindi derivanti da un incidente alla testa del pene o durante gli interventi chirurgici ai genitali.

La disfunzione erettile vasculogenica comprende tutte quelle condizioni mediche che impediscono il corretto afflusso di sangue al pene necessario per un’erezione piena e duratura. Malattie cardiovascolari, diabete e ipertensione sono patologie che favoriscono l’insorgenza della disfunzione erettile.

Quando intervengono condizioni mediche che compromettono la salute del sistema nervoso e la sua azione di controllo del pene si parla di disfunzione erettile neurogenica. Cause neurologiche di DE possono essere il morbo di Parkinson, ictus, infortuni al midollo spinale e sclerosi multipla.

Si verifica una condizione di disfunzione erettile ormonale quando ci sono delle condizioni mediche che alterano la normale produzione di ormoni coinvolti nel processo di erezione peniena. Tra le cause ormonali si segnalano la sindrome di Cushing, l’ipotiroidismo, l’ipertiroidismo e l’ipogonadismo.

La disfunzione erettile anatomica racchiude le condizioni mediche che causano un’alterazione anatomica del pene. Tra le anomalie anatomiche maggiormente diffuse che causano la disfunzione erettile c’è la malattia di Peyronie.

La DE può essere causata anche dall’assunzione continua di determinati farmaci come: diuretici, antipertensivi, fibrati, antipsicotici, antidepressivi, corticosteroidi, anti-H2, anticonvulsivanti, antistaminici, antiandrogeni e citotossici.

Altri fattori che possono provocare la disfunzione erettile sono di natura psichica e comprendono patologie come depressione, ansia o traumi emotivi.

Le cause sono da ricercare anche in una qualità della vita piuttosto disordinata e sregolata che comprende l’abuso di alcol, l’eccessiva stanchezza, l’obesità e l’uso di droghe come cannabis, cocaina o eroina.

I rimedi naturali

Esistono diversi rimedi di natura farmacologica e addirittura chirurgica, ma è consigliabile provare a risolvere il problema con rimedi naturali soprattutto se il deficit non è particolarmente grave.

Alcuni studi hanno dimostrato che l’attività fisica, soprattutto quella aerobica, può combattere efficacemente il problema della disfunzione erettile. Gli allenamenti possono essere anche poco intensi purché siano regolari nel corso della settimana. Prima di scegliere l’attività fisica più indicata è comunque consigliabile consultarsi col proprio medico.

In alcuni casi la disfunzione erettile deriva unicamente da fattori psicologici che possono nascondere un trauma anche molto vecchio. Il semplice stress, l’ansia o la depressione possono essere sia cause sia conseguenze della problematica in questione ed in questi casi è opportuno seguire un percorso psicologico e farsi assistere da uno specialista.

L’alimentazione sbagliata e disordinata può essere una concausa della disfunzione erettile e se risulta complicato seguire una dieta corretta ed equilibrata è possibile ricorrere agli integratori alimentari. Bisogna però concordare col proprio medico il prodotto più indicato da acquistare, poiché alcuni integratori sul mercato o dosaggi sbagliati potrebbero contenere sostanze potenzialmente pericolose per soggetti affetti da altre patologie o che prendono già determinati farmaci. Bisogna naturalmente sottolineare quanto sia pericoloso acquistare farmaci di dubbia provenienza sul web che in alcuni casi sono semplici placebo o che possono risultare addirittura dannosi per la salute.

La psicologia

fattori psicologici che incidono sulla disfunzione erettile sono diversi e vanno analizzati attentamente per poter risolvere il problema.

Una delle cause più comuni è la cosiddetta “ansia di prestazione”, cioè una volontà quasi ossessiva di soddisfare la propria partner che alla fine causa l’effetto contrario e cioè una mancata erezione.

Altro problema ben noto in questo settore è il cosiddetto “spectatoring”, un fenomeno durante il quale l’uomo si pone idealmente al di fuori del rapporto sessuale come osservatore e giudice delle sue reazioni e delle sue prestazioni. Tutto ciò porta ad una sorta di distacco tra corpo e mente che rende difficile una piena erezione.

La disfunzione erettile può dipendere dal rifiuto spesso non riconosciuto ed inconsapevole nei confronti della propria partner causato da una scarsa attrazione fisica o psicologica.

Queste sono solo alcune delle cause psicologiche più diffuse, ma ne esistono tantissime altre che sono da ricercare addirittura in traumi infantili o in rapporti morbosi o al contrario carenti con i propri genitori. Una visita psicologica è sicuramente consigliata per individuare eventuali problemi di natura psichica.

Prostatite batterica acuta: cos’è e come si presenta

Prostatite batterica acuta: cos’è e come si presenta

La prostatite è una patologia che interessa la prostata ed in alcuni casi anche le aree circostanti provocando un’infiammazione generata da batteri provenienti da infezioni urinarie, infezioni sessualmente trasmissibili o dall’intestino retto.

prostatite batterica acuta

I sintomi più comuni sono problemi ad urinare, difficoltà a svuotare completamente la vescica, nicturia (bisogno continuo di urinare nel corso della notte), emissione di urine maleodoranti, flusso urinario ridotto e nei casi più gravi ematuria (presenza di sangue nelle urine).

Questi sintomi potrebbero essere confusi con l’ipertrofia prostatica benigna o addirittura col tumore alla prostata, quindi è consigliabile un consulto con un medico esperto per individuare la patologia e seguire la terapia più adeguata secondo le proprie necessità.

Cos’è e come si presenta

La prostatite è l’infiammazione della prostata ma non è una neoplasia, quindi non rappresenta un tumore. L’Istituto Nazionale del Diabete e delle Malattie Digestive e Renali, con sede negli Stati Uniti, nel 1999 ha individuato 4 tipologie di prostatite batterica:

  • prostatite batterica acuta;
  • prostatite batterica cronica;
  • prostatite cronica o sindrome del dolore pelvico cronico;
  • prostatite infiammatoria asintomatica.

La forma acuta si presenta improvvisamente e dura poco, mentre la forma cronica si sviluppa lentamente e dura anche per molti anni. La prostatite acuta è causata da un’infezione batterica della prostata, mentre non sono ancora del tutto chiare le cause della prostatite cronica. La forma acuta di prostatite generalmente è la più rara, si presenta spesso in soggetti giovani e talvolta  può manifestarsi in forma così marcata e dolorosa da richiedere un ricovero urgente.

Tipi di batteri

La prostatite batterica acuta ha origini batteriche che possono avere varie fonti.

Molto spesso le cause della prostatite batterica sono gli stessi batteri presenti nell’organismo che provocano infezioni urinarie, cistite e uretrite. In questi casi lo sviluppo della prostatite è favorito da una notevole diffusione degli agenti patogeni batterici per via ematica, cioè attraverso il sangue, o diretta e quindi da regioni contigue.

I batteri responsabili della trasmissione di infezioni sessuali possono provocare la prostatite batterica. Lo scambio di batteri generalmente dipende da un rapporto anale o una serie di rapporti anali con una persona infetta. Gli agenti scatenanti l’infezione si formano nell’intestino crasso del soggetto infetto e colonizzano la prostata dell’individuo sano arrivando fino alla prostata.

Tra i responsabili della prostatite batterica acuta ci sono gli stessi batteri presenti nell’intestino retto che, in seguito a determinate condizioni e grazie alla vicinanza tra retto e prostata, possono uscire dal loro “habitat” naturale e raggiungere la ghiandola adiacente prostatica per colonizzarla.

I sintomi

Generalmente la prostatite batterica acuta si presenta con sintomi influenzali, febbre molto alta con brividi di freddo, sensazione generalizzata di forte malessere e dolore localizzato nell’area pelvica, nella zona lombare della schiena, nei pressi dell’anno, dell’inguine e dello scroto.

A questi sintomi si accompagnano altri sintomi tipici come:

  • necessità e sensazione di dover urinare spesso anche nel giro di pochi minuti;
  • bisogno di urinare continuamente di notte;
  • difficoltà nella minzione;
  • minzione lenta, intermittente o dolorosa;
  • sangue nelle urine e talvolta nello sperma;
  • emissione di urine maleodoranti;
  • flusso urinario ridotto;
  • dolore durante i rapporti sessuali;
  • dolore durante l’eiaculazione;
  • dolore durante la defecazione.

In casi meno rari la prostatite batterica acuta può manifestarsi sotto forma di dolore muscolare diffuso e dolore articolare diffuso. Se non curata adeguatamente la prostatite batterica acuta può provocare pericolose complicanze come la cronicizzazione della patologia, la trasmissione dell’infezione batterica alle parti anatomiche più prossime, passaggio dell’infezione batterica nel sangue, incapacità di urinare e formazione di un ascesso prostatico. Alla comparsa di questi sintomi contemporaneamente o anche singolarmente è necessario rivolgersi ad un medico per sottoporsi ad una diagnosi precisa ed accurata così da valutare il trattamento farmacologico più idoneo da seguire.

Le cause

Come detto precedentemente la prostatite batterica acuta ha un’origine batterica, ma la formazione di questi virus può essere favorita da altri fattori. Bere poca acqua rappresenta un fattore di rischio delle infezioni batteriche nelle vie urinarie poiché l’organismo non si depura a sufficienza e non espelle le tossine potenzialmente negative.

Avere diversi rapporti non protetti con uno o più partner favorisce l’insorgenza della malattia, soprattutto se tra i partner ci sono persone affette da un’infezione sessualmente trasmissibile.

Altre cause possono essere il cateterismo vescicale, la presenza di lesioni a livello dell’intestino retto ed un precedente intervento di biopsia della prostata. Tra i soggetti particolarmente a rischio ci sono le persone in uno stato di immunodepressione, i cosiddetti immunodepressi, che hanno scarsissime difese immunitarie e quindi risultano più vulnerabili ad infezioni batteriche, virali o fungine. Laddove c’è una presenza scarsa o nulla di difese immunitarie è più facile per i batteri portatori di infezioni, come la prostatite acuta, prolificare e diffondersi.

Cura e tempi di guarigione

La prostatite batterica acuta si cura essenzialmente con una terapia antibiotica, ma l’urologo deve prima individuare la tipologia di batterio responsabile dell’infezione per prescrivere il trattamento più adeguato. Gli antibiotici prescritti vanno assunti per almeno 6-8 settimane e nei casi più gravi può essere previsto un breve periodo di ospedalizzazione per somministrare liquidi e antibiotici per via endovenosa (EV). Dopo il trattamento EV il soggetto deve continuare ad assumere gli antibiotici per via orale per altre 2-4 settimane.

Dopo l’assunzione degli antibiotici può verificarsi un miglioramento repentino ma in questi casi non bisogna assolutamente interrompere la terapia, un errore frequente tra diversi pazienti. La regressione dei sintomi infatti non significa aver eliminato definitivamente il batterio ed un’interruzione improvvisa genera solitamente pesanti ricadute.

Durante il trattamento il paziente può seguire dei comportamenti generalmente consigliati dai medici per favorire l’espulsione dell’agente patogeno.

Innanzitutto è consigliabile bere molta acqua al giorno, circa 2-2,5 litri, per evitare la disidratazione causata dalla febbre. É raccomandabile evitare rapporti sessuali ed anche il partner dovrebbe sottoporsi a controlli accurati ed eventualmente a terapia antibiotica. É invece consigliata la masturbazione poiché l’eiaculazione velocizza lo svuotamento della prostata e quindi l’eliminazione dei batteri.

Chi pratica ciclismo deve “appendere al chiodo” la bicicletta per un po’, poiché la seduta dei ciclisti esercita una pressione importante a carico della prostata che invece non deve subire traumi o stress. Tra le altre azioni virtuose c’è l’utilizzo di un cuscino per sedersi e continui bagni caldi. La dieta infine deve essere priva di caffè, alcol, spezie ed altre sostanze potenzialmente irritanti.



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Prostatite cronica: cos’è e come si presenta. Tutto quello che devi sapere su questa patologia

Prostatite cronica: cos’è e come si presenta. Tutto quello che devi sapere su questa patologia

La prostatite è una patologia piuttosto diffusa nella popolazione maschile over 50 ed over 60 e causa un’infiammazione alla prostata ed alle zone circostanti.

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Difficoltà nella minzione, sensazione di non aver urinato completamente e necessità di dover andare continuamente in bagno sono tra i sintomi più comuni della prostatite che però non è una neoplasia e non va confusa con il tumore alla prostata.

La prostatite è una patologia piuttosto complessa poiché esistono due forme di prostatite: cronica e acuta.

La prostatite cronica a sua volta si suddivide in prostatite cronica di origine battericaprostatite cronica di origine non batterica e prostatite asintomatica.

Cos’è e come si presenta

Per capire cos’è la prostatite cronica bisogna comprendere le differenze con la prostatite acuta.

La prostatite acuta batterica è causata da un’infezione batterica e se non curata adeguatamente può provocare gravi complicanze come addirittura la setticemia nei soggetti immunodepressi. I sintomi più frequenti sono febbre alta, brividi di freddo, dolori nell’area dei genitali e della schiena, minzione frequente e dolorosa e problemi di erezione e di eiaculazione.

La prostatite cronica batterica è una patologia che si presenta piuttosto raramente ma è anche piuttosto subdola poiché in molti casi è asintomatica, cioè si sviluppa silente senza sintomi particolari.

Si manifesta generalmente quando è in uno stato piuttosto avanzato e raggiunge la vescica provocando deficit erettivi ed eiaculatori, dolori ai testicoli e ipersensibilità a livello del glande. Generalmente il batterio che provoca la prostatite cronica batterica è l’Escherichia coli.

La prostatite cronica può dipendere dal cronicizzarsi di quella acuta e manifestarsi gradualmente con il passare del tempo. 

Tipi di prostatite cronica: batterica o non batterica

La prostatite cronica può essere fondamentalmente di due tipologie: batterica o non batterica. La prima è associata ad un’infezione batterica e la seconda non lo è.

La prostatite cronica batterica è definita anche prostatite di tipo II e si manifesta con un’infiammazione graduale della prostata causata da un’infezione locale persistente. Si tratta di una patologia più lieve rispetto alla forma acuta ma ha una durata più lunga (circa 3 mesi). Questa tipologia di prostatite risulta tra le meno diffuse rispetto alle altre.

La prostatite cronica non batterica, conosciuta anche come sindrome dolorosa pelvica cronica o prostatite di tipo III, è un’infiammazione a comparsa graduale della prostata dal carattere consistente che però non è causata dalla presenza di un’infezione batterica.

Pur rappresentando una delle forme di prostatiti più diffuse nella popolazione maschile, le cause vere e proprie non sono state ancora scoperte. I suoi sintomi, fatta eccezione per la febbre che è sempre assente, sono praticamente simili alla forma di prostatite cronica batterica.

A queste due forme di prostatite va aggiunta la prostatite asintomatica, chiamata anche prostatite di tipo IV o prostatite asintomatica infiammatoria.

Questa patologia provoca un’infiammazione della prostata ma, come si può intuire dal nome, non presenta alcun sintomo. I medici non hanno capito i motivi per cui la condizione di questa patologia sia asintomatica ma generalmente non prevede alcun tipo di intervento.

I sintomi

La forma cronica della prostatite si manifesta sotto forma di dolori a livello perineale, pubico e scrotale. Altri sintomi comuni sono dolori e bruciori durante la minzione, necessità frequente di urinare sia di giorno che di notte, difficoltà all’inizio della minzione e sensazione di non essersi svuotati completamente dopo aver urinato.

Tale patologia può provocare disturbi anche a livello sessuale comportando in alcuni casi difficoltà di raggiungere e mantenere l’erezione, eiaculazione precoce, sangue nello sperma e nelle urine e bruciore durante o al termine dell’eiaculazione.

sintomi della prostatite cronica batterica rispetto a quella acuta sono meno accentuati e possono alternare periodi in cui sono più evidenti a periodi in cui sembrano sparire del tutto.

In presenza di questi sintomi è comunque fortemente consigliata la visita presso uno specialista per individuare le cause e seguire la miglior cura farmacologica.

Le cause

Come già detto precedentemente la prostatite cronica batterica può essere la conseguenza di una prostatite acuta non trattata adeguatamente, oppure il risultato di correnti infezioni delle vie urinarie o di una complicanza di un’infezione a livello testicolare.

É opportuno sottolineare che la cronicizzazione di un’infezione acuta sessualmente trasmissibile è piuttosto rara.

Ci sono poi altri fattori di rischio che possono favorire la comparsa della prostatite cronica batterica come l’utilizzo di catetere vescicale, ipertrofia prostatica benigna, una precedente storia di prostatite, traumi nell’apparato urinario e la presenza di altre infezioni sistemiche.

Le cause precise della prostatite cronica batterica non sono state individuate, tuttavia ci sono molte teorie mediche al riguardo.

Una di queste sostiene che tale patologia sia causata da un problema alle terminazioni nervose della prostata; altri ricercatori sostengono che la patologia dipende da un malfunzionamento del sistema immunitario che riconosce la ghiandola prostatica come estranea e quindi la aggredisce; altri medici ancora ritengono che la malattia sia causata da traumi in prossimità della prostata derivanti da stress e sollevamento di carichi pesanti e la pratica intensiva di determinati sport come corsa, pallavolo, pallacanestro ecc.

Cura e tempi di guarigione

Dopo aver individuato la tipologia di prostatite lo specialista deve formulare la terapia farmacologica più adeguata a seconda dei risultati di laboratorio.

Per la prostatite batterica è prevista una cura antibiotica con farmaci caratterizzati da una buona tollerabilità anche nei trattamenti prolungati.

A questa cura va associata una terapia antinfiammatoria e l’assunzione di alfalitici per favorire la minzione e di un anticolinergico per diminuire la contrattilità della muscolatura delle vie urinarie.

La durata della cura varia da paziente a paziente: in alcuni casi oscilla tra le 6 e le 8 settimane, altre volte sono sufficienti 3 mesi e nei casi più gravi può arrivare a 6 mesi.

Bisogna adottare uno stile di vita sano seguendo una dieta equilibrata priva di troppi alcolici, cibi piccanti, caffè e fritti.

Durante la cura è consigliabile evitare la bicicletta e stare seduti per troppo tempo mentre è opportuno bere un quantitativo di acqua di almeno 2 litri al giorno.

Esistono diversi rimedi naturali contro la prostatite cronica come lo yoga, una pratica che cura l’ingrossamento della prostata e contemporaneamente contribuisce a raggiungere un perfetto equilibrio psico-fisico.

Oppure assumere integratori come la Serenoa Repens, l’uva ursina o il polline d’api (vedi approfondimento sui rimedi naturali per la prostata).

Altra pratica naturale molto utilizzata in urologia ed indicata contro la prostatite cronica è il massaggio prostatico che favorisce lo svuotamento del liquido prostatico.

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Serenoa Repens per la prostata: cos’è, proprietà curative, funziona davvero?

Serenoa Repens per la prostata: cos’è, proprietà curative, funziona davvero?

La serenoa repens è uno dei rimedi naturali più efficienti per contrastare la prostatite, una patologia che causa l’ingrossamento della prostata che solitamente è di natura infettiva.

Si tratta di una pianta naturale da utilizzare nei casi lievi di prostatite come sostituto dei tradizionali farmaci, anche se è comunque consigliabile consultarsi con uno specialista prima di iniziare una cura di tipo fitoterapico, cioè una terapia basata sull’utilizzo di piante o di estratti di piante.

serenoa repens palma
La palma Saw Palmetto (o Serenoa Repens)

Inizialmente c’era molto scetticismo nei confronti nella serenoa repens, ma diversi studi medici hanno confermato la bontà di questa pianta nella cura di malattie relative alla prostata ed anche alla calvizie.

Cos’è, dove cresce e cosa contiene?

La serenoa repens è una pianta che appartiene alla famiglia delle Arecaceae e cresce nel sud-est degli Stati Uniti, generalmente lungo le coste ed il litorale dell’oceano Atlantico e nel sud dell’Arkansas.

La pianta è una palma con fusto che raggiunge un’altezza compresa tra i 2 ed i 4 metri, le cui foglie hanno un picciolo in ventaglio arrotondato con piccole spine ed una ventina di foglioline.

Le foglie possono arrivare fino a due metri di lunghezza, mentre le foglioline sono di circa 50-100 cm.

Grazie alla presenza di acidi grassi e fitosteroli i principi attivi della pianta hanno un grande impatto benefico sulla prostata.

Nello specifico vengono stimolati a livello prostatico i recettori estrogenici e vengono inibiti i recettori progestinici.

Inoltre le sostanze contenute nella serenoa repens producono effetti antiestrogenici e antiandrogenici che si manifestano con blocco causato dall’inibizione della 5-alfa-reduttasi di tipo I e II del legame da parte del diidrotestosterone a livello dei recettori androgenici. 

I nativi americani compresero i notevoli benefici che aveva la serenoa repens per curare i problemi legati al sistema urinario ed all’apparato riproduttivo.

Anche i coloni europei compresero l’utilità di questa pianta per contrastare patologie varie come problemi urogenitali, debolezza, stanchezza ecc.

Diverse ricerche hanno confermato gli effetti positivi della serenoa repens che ha effetti collaterali molto blandi (nausea e dolori di stomaco).

Le proprietà curative di questa pianta miracolosa

La serenoa repens è particolarmente indicata nella cura dell’iperplasia prostatica benigna ed in generale di prostatiti.

Tale pianta favorisce il ripristino della corretta funzionalità della prostata e delle vie urinarie.

Il meccanismo dell’azione della serenoa repens non è ancora del tutto chiaro, ma è in grado di rallentare l’aumento volumetrico della prostata ed i suoi effetti benefici risultano evidenti soprattutto in seguito ad un uso prolungato.

In virtù della sua azione antiandrogenica, che esplica per inibizione dell’attività dell’enzima 5-alfa-reduttasi e successivo blocco del legame del diidrotestosterone, la serenoa repens rallenta il progressivo aumento volumetrico della prostata.

In virtù della sua attività spasmolitica e miorilassante, mediata dal blocco dei recettori alfa-andrenergici, la serenoa repens contrasta i sintomi ostruttivi favorendo la minzione e riducendo la necessità di urinare continuamente nel corso della giornata.

La pianta svolge anche un’importante azione antinfiammatoria che agisce per inibizione della produzione dei principali mediatori dell’infiammazione, contrastando così i sintomi irritativi che causano dolore durante la minzione.

La serenoa repens come detto precedentemente ha pochi effetti collaterali e non particolarmente gravi, tuttavia è opportuno consultare il medico prima di iniziarne l’assunzione soprattutto se è in corso un’altra cura farmaceutica.

La serenoa repens a differenza di altri farmaci non altera il PSA, un aspetto fondamentale poiché i fattori del PSA correlano con il carcinoma prostatico e quindi i valori riscontrati sono quelli effettivi e non mascherati evitando il rischio di errori diagnostici.

Infine la serenoa repens non altera in alcun modo la funzione sessuale ed anzi contribuisce a migliorare le prestazioni.

Avere una sana e corretta attività sessuale aiuta a superare le prostatiti poiché anche a livello psicologico aiuta il paziente ad affrontare meglio la patologia e ridurre stress e tensioni.

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Funziona davvero o è solo un Placebo? L’esperimento che ha fatto ricredere i medici

La serenoa repens è stata osteggiata in diversi ambienti medici poiché veniva accusata di non avere un vero e proprio fondamento scientifico.

Per confermare le proprietà benefiche sono stati condotti numerosi test ed esperimenti scientifici ed uno di questi condotto su pazienti affetti da iperplasia prostatica benigna non grave è stato pubblicato anche sul Journal of the American Medical Association.

Ad un gruppo di pazienti venivano somministrati ogni giorno circa 320 mg di estratto lipidico titolato di serenoa per via orale per 2 o 3 mesi, mentre ad un altro gruppo veniva somministrato del semplice placebo.

L’obiettivo era valutare alcuni sintomi soggettivi come la minzione notturna, la minzione dolorosa, il getto urinario ed il residuo vescicale post-minzionale prima e dopo la terapia.

Nel gruppo che assumeva l’estratto di serenoa repens si è registrato un miglioramento della minzione notturna del 45%, del residuo postminzionale del 42% e del getto urinario del 50% senza effetti collaterali significativi.

Nel gruppo che ha assunto placebo invece non si è registrato alcun miglioramento.

Altri studi hanno confrontato la serenoa repens con altri farmaci utilizzati generalmente contro le prostatiti come la finasteride e soprattutto i farmaci alfa-bloccanti.

L’estratto di serenoa repens ha fornito risultati leggermente inferiori rispetto a questi farmaci, ma è risultato molto più tollerabile soprattutto per cure molto prolungate nel tempo.

Un recente studio ha dimostrato che la serenoa repens è in grado di contrastare efficacemente anche l’alopecia androgenica, cioè la perdita dei capelli dell’uomo causata dagli ormoni androgeni. Nello specifico riduce la caduta dei capelli ed in parte ne favorisce anche la ricrescita.

Quando e in che quantità prenderla?

Le modalità di assunzione della serenoa repens vanno valutate e concordate con il proprio medico di base o con il proprio urologo di fiducia e naturalmente variano da soggetto a soggetto a seconda della tipologia di problema.

Generalmente si consiglia l’assunzione di 800-1000 mg di estratto secco dei frutti di serenoa in capsule o in compresse per 2 volte al giorno.

In alternativa si possono assumere 40 o 50 gocce di tintura madre per 2 volte al giorno preferibilmente lontano dai pasti.

La serenoa repens generalmente non provoca alcun tipo di controindicazione quindi si può assumere anche per un tempo prolungato.

I suoi effetti possono essere tangibili a seconda dei pazienti da un periodo che va da 2 mesi fino a 18 mesi.

Durante l’assunzione della serenoa repens è consigliabile praticare una sana attività sportivacondurre una vita sana e seguire una dieta equilibrata con un’idratazione continua e senza cibi piccanti, fritti, alcol e fumo.

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