Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

ipertrofia prostatica benigna

Se hai problemi ad iniziare la minzione, avverti la necessità di urinare frequentemente soprattutto di notte, il flusso dell’urina risulta debole e ci sono piccole quantità di sangue nelle urine con ogni probabilità potresti soffrire di ipertrofia prostatica benigna.

Si tratta di una patologia non tumorale che si presenta raramente negli uomini over 40 (l’8% dei casi), ma la sua incidenza tende a salire notevolmente negli uomini over 60 (50% dei casi).

In questo articolo ti illustro cos’è l’ipertrofia prostatica benigna, i sintomi, le cause e tutto ciò che bisogna sapere per curarla al meglio, ma prima è opportuno un piccolo approfondimento sull’organo coinvolto: la prostata.

La prostata è un organo che si trova esclusivamente nell’apparato uro-genitale maschile a forma di castagna che attraversa due fasi di sviluppo fondamentali nella vita di un uomo.

La prima fase si verifica nella pubertà, durante la quale la prostata raddoppia le sue dimensioni; la seconda fase inizia dopo i 25 anni e dura per tutta la vita.

La ghiandola si ingrossa provocando la compressione e lo schiacciamento dell’uretra ed indebolendo la vescica che fatica a svuotarsi completamente durante la minzione.

La ritenzione urinaria ed il restringimento dell’uretra provocano i sintomi descritti all’inizio che caratterizzano l’ipertrofia prostatica benigna.

Cos’è

L’ipertrofia prostatica benigna, detta anche IPB oppure ostruzione prostatica benigna, è un aumento volumetrico della prostata.

Nello specifico tale patologia provoca un ingrossamento di una porzione della ghiandola collocata in prossimità della vescica.

Questo aumento “allunga” l’uretra che non può quindi allargarsi e non riesce a svuotarsi completamente durante la minzione. Generalmente l’uretra si allarga “a imbuto”, condizione impedita dall’IPB, quindi si genera una sorta di ostacolo idraulico che blocca lo svuotamento completo della vescica costringendo ad urinare più volte nel giro di poche ore o addirittura di pochi minuti.

I sintomi

sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna più comuni sono la progressiva difficoltà ad urinare e la necessità di urinare spesso nel corso della giornata.

Il getto dell’urina diventa più debole con sgocciolamento continuo al termine della minzione e con la sensazione di non essersi svuotati completamente.

In alcuni casi i disturbi possono portare all’incontinenza o al contrario all’incapacità di urinare, situazione che può rendere necessario l’utilizzo di un catetere vescicale.

Se i sintomi vengono sottovalutati l’IPB può portare a conseguenze più gravi come ematuria (sangue nelle urine), calcoli vescicali, diverticoli vescicali, dilatazione delle alte vie escretrici urinarie e addirittura insufficienza renale.

Le cause

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna non sono del tutto chiare, ma sembra che siano collegate prevalentemente all’avanzamento dell’età. I fattori che determinano il funzionamento e la fisiologia della prostata sono numerosi (biochimici, nutrizionali, ormonali ecc.) e di conseguenza incidono in maniera diversa da soggetto a soggetto.

Secondo alcune ricerche le cause potrebbero essere riconducibili anche a variazioni ormonali e fattori emodinamici che sono fisiologici con l’avanzare degli anni.

Alcuni medici ritengono che determinati soggetti siano predisposti per fattori ereditari a questa patologia, soprattutto quelli che la sviluppano prima dei 60 anni.

I farmaci

Le terapie mediche finalizzate a contrastare l’IPB prevedono principalmente l’utilizzo di due tipologie di farmaci: gli inibitori della 5-alfa reduttasi e gli alfa litici.

Gli inibitori della 5-alfa reduttasi rallentano la crescita della prostata e sono particolarmente indicati quando il volume prostatico è superiore ai 40 ml.

Gli alfa litici sono utilizzati generalmente per il primo trattamento farmacologico in quanto riducono la frequenza minzionale e migliorano il getto.

Agiscono bloccando i ricettori alfa posti sulle cellule muscolari lisce della prostata, favorendo così l’apertura “a imbuto” dell’uretra prostatica per un rilascio completo dell’urina.

La dieta e i rimedi naturali

Anche se l’IPB si manifesta a causa dell’avanzamento dell’età è comunque consigliabile seguire una particolare dieta e ricorrere a rimedi naturali per bloccare o quanto meno ridurre i sintomi della patologia.

In realtà non sono state trovate particolari correlazioni tra l’alimentazione ed il manifestarsi della patologia, ma la comunità scientifica invita comunque a mantenere l’intestino pulito evitando l’assunzione di determinati alimenti che irritano o costipano.

In particolare sono sconsigliati alcolici, bevande contenenti caffeina o teina, energy drink, cibi piccanti e cioccolato.

I cibi consigliati invece sono frutta e verdure ricche di antiossidanti e polifenoli, pesce e alimenti a basso contenuto di grassi di origine animale.

Quotidianamente bisogna bere almeno 1,5-2 l di acqua preferibilmente lontano dai pasti ed è consigliabile praticare un po’ di attività sportiva compatibilmente con la propria età.

Smettere di fumare è un altro accorgimento utile per migliorare in generale tutte le attività dell’organismo.

IPB e sessualità

I soggetti affetti da IPB possono avere una vita sessuale normale, anche se questa patologia può provocare determinati disturbi come la disfunzione erettile.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che c’è una stretta relazione tra LUTS (Low Urinary Tract Symptoms ossia sintomi delle basse vie urinarie), una condizione tipica dell’IPB, e la disfunzione erettile.

L’ipertrofia prostatica benigna causa una ridotta produzione di ossido nitrico (NO), una sostanza fondamentale che regola la corretta funzionalità dei vasi sanguigni e di conseguenza una piena erezione.

A questi fattori si aggiunge la componente psicologica derivante dai LUTS collegati all’IPB che determinano un decadimento della prestazione e quindi dell’attività sessuale in generale.

L’intervento chirurgico

Se le terapie farmaceutiche si rivelano inefficaci è possibile ricorrere all’intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere completamente o in parte l’ipertrofia prostatica benigna che ostruisce il completo svuotamento vescicale.

Una soluzione così estrema è indicata nei casi particolarmente gravi come la ritenzione urinaria cronica o ricorrente, insufficienza renale cronica, perdite di sangue ed infezioni urinarie frequenti.

Gli interventi più diffusi sono tre: TURP, laserterapia e chirurgia a cielo aperto.

Il TURP (Resezione Transuretrale della Prostata) è un intervento endoscopico che prevede la rimozione delle parti ingrossate della prostata tramite un resettore, uno strumento di 7 mm.

Questo intervento è preciso ed indolore e dura tra i 30 ed i 60 minuti. In base alle esigenze del paziente l’operazione può richiedere un’anestesia spinale o generale, dopodiché va applicato un catetere vescicale che viene rimosso dopo 2-3 giorni.

Sono disponibili vari trattamenti di laserterapia per la cura chirurgica della patologia e la più diffusa è il laser al Tullio che favorisce sia l’enucleazione sia la vaporizzazione dell’IPB.

Tuttavia quest’intervento può provocare disturbi irritativi post-operatori e richiede tempi più lunghi.

Infine la chirurgia a cielo aperto è una soluzione da adottare solo per casi particolarmente gravi e cioè quando le dimensioni dell’ipertrofia prostatica benigna sono superiori ai 150 ml.

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La dieta della prostatite: cosa mangiare e cosa evitare la dieta per ridurre i sintomi e guarire

La dieta della prostatite: cosa mangiare e cosa evitare la dieta per ridurre i sintomi e guarire

dieta e prostatite

Non avrei mai voluto scrivere un post del genere. Avrei preferito semplicemente non avere la prostatite. Ma visto che ci sono e sto facendo questa esperienza, vorrei condividere per aiutare il maggior numero di persone che, come te, sono afflitte da questo problema.

La prostatite è una brutta rogna, difficile da guarire, ma con la giusta pazienza puoi ridurre i sintomi e perfino guarire definitivamente.

Sì è vero, ci vuole molta determinazione! È un po’ come partecipare per la prima volta alla maratona e sa che devi allenarti tutti i giorni per ottenere con il risultato, se salti un allenamento si azzera tutto e devi ricominciare da capo.

Con la pazienza ne ero quasi uscito, non sentivo più i sintomi come il bruciore sulla punta del pene, le perdite di goccioline di pipì dopo essere uscito dal bagno, il senso di pesantezza nella zona perineale.

Ho cantato vittoria troppo presto ricominciando con il vecchio stile di vita due punti e giù di birra, vino, mangiando cibi che non avrei dovuto mettermi in bocca per almeno qualche altro mese.

Il risultato è che mi è tornata la prostatite in forma acuta.

Ma adesso sono determinato a iniziare quel percorso che mi aveva portato a uscire quasi dal problema, un percorso che ho iniziato seguendo il corso di Marco.

Devo dire di grandissimo aiuto, anche se non avevo seguito al 100% tutti i suoi consigli.

Per fortuna che l’ho trovato perché avevo chiesto aiuto al mio medico e non aveva saputo darmelo punto Poi sono andato da un altro perché non ero contento.

Ma alla fine i due medici che mi hanno visitato mi hanno detto solo che l’infiammazione si sarebbe riassorbita autonomamente senza fare nulla e consigliandomi solamente di non mangiare peperoncino e spezie in generale, caffè, cioccolato e alcool.

Direi un po’ poco.

In particolare uno di questi dottori mi aveva chiesto di scrivergli via WhatsApp aggiornarlo dei miglioramenti ma all’atto pratico, quando scrivevo un sms, mi rispondeva telegraficamente e anche con 2-3 giorni di ritardo.

Cosa evitare e cosa non mangiare: i cibi Killer

Premetto che è sempre del corso di Marco ho capito che il corpo ha bisogno di fare un periodo di disintossicazione punto sono da evitare tassativamente tutti gli alimenti che possono irritare maggiormente la prostata come il caffè, l’alcol, il peperoncino, il pepe e le spezie, i pesci grassi e i molluschi.

Altri cibi Killer da evitare come la peste ci sono anche cibi pesanti, cotti tramite soffritti, i fritti, gli stufati, gli oli cotti in padella, gli zuccheri raffinati e i dolci, le bibite gassate, i succhi di frutta confezionati, coloranti, conservanti, cibi in scatola e chi ne ha più ne ha più ne metta.

Anche troppo condimento con il sale potrebbe dar noia alla prostata.

Tutti questi cibi creano un ambiente ospitale per la proliferazione di germi.

E tu mi dirai: che cosa posso mangiare allora?! So che a prima vista potrebbe sembrare un sacrificio enorme ma ti assicuro che dopo un po’ ne sentirai i benefici e comincerai a sentire un’enorme energia muoversi dentro il tuo corpo 🙂 ci sono moltissimi cibi che non siamo abituati a mangiare per cultura, ma che sono super salutari e risultano anche molto buoni dopo un certo periodo di abitudine.

All’inizio infatti non ti piaceranno, ma dopo qualche giorno comincerai ad apprezzarli.

Cosa mangiare con la prostatite

Ad esempio i legumi (lenticchie rosse, gialle e marroni). Le verdure a foglia verde come ad esempio bietole, spinaci, insalata, cime di rape eccetera. La frutta di tutti i tipi.

Altri alimenti dai super poteri che si dimostrano particolarmente benefici sono: semi di zucca, pomodori (contengono licopene), te verde, prezzemolo, verdure crucifere (broccoli, cavoli, verze).

Se da una parte dobbiamo eliminare tutte le farine raffinate. poiché portano picchi glicemici veramente alti e non contengono fibre, dall’altra parte dobbiamo mangiare cereali integrali, riso integrale e tutto ciò che accompagna i carboidrati con le fibre.

Tutto quello che dobbiamo fare, infatti, è assumere moltissima fibra… anzi direi il più possibile… sia per favorire il transito intestinale (la prostata si trova proprio lì a contatto con il retto) sia per acquisire sempre più energia.

In funzione di depurazione da intossicazione del corpo, Marco nel suo corso consiglia di passare a una dieta completamente priva di cereali attraverso una procedura particolare.

Io non riesco a seguire per filo e per segno ciò che dice, ma ho notato che anche solo con il 50% di applicazione dei suoi consigli sono riuscito a debellare quasi completamente la prostatite.

Integratori alimentari da affiancare alla dieta

Allo stesso tempo devi integrare la fibra con degli integratori che aggiungono sostanze benefiche per la prostata.

Ma ricorda che la costanza che ti fa ottenere risultati, non ti aspettare miracoli dopo due o tre giorni che li assumi.

Alcune sostanze che sono state testate come benefiche per la prostata sono:

Serenoa repens: La Serenoa Repens è una palma non più alta di 3 metri che cresce negli stati affacciati sulla costa atlantica meridionale degli Stati Uniti, nel sud Europa e nell’Africa del nord.

I suoi principi attivi (flavonoidi, trigliceridi, fitosteroli) le conferiscono proprietà antiandrogeniche.

E’ dimostrato che può alleviare i sintomi sia della prostata ingrossata che della prostatite.

In merito allo studio che sto citando, sono stati selezionati 2 gruppi di pazienti che soffrono di ipertrofia prostatica benigna: a uno gli è stato fatto credere di assumere Serenoa Repens, ma in realtà una pillola senza alcun principio attivo.

All’altro veniva somministrata la Serenoa repens.

Dopo 2 mesi il gruppo che l’aveva assunta davvero ha rilevato miglioramento dei sintomi per circa il 50%, mentre chi non l’aveva fatto, non aveva registrato alcun beneficio.

Aloe vera: l’aloe vera è infatti usata fin dai tempi dei Babilonesi per rinforzare le difese, purificare l’organismo e per proteggere e riparare i tessuti, è quindi molto importante per chi soffre di prostatite o prostata ingrossata.

L’aloe vera è caratterizzata da foglie carnose, succulente e dal margine seghettato, che contengono 8 enzimi che aiutano a ridurre l’infiammazione

In particolare inibiscono la produzione dei neurotrasmettitori prodotti localmente dai tessuti danneggiati

Si prende un cucchiaio di succo lontano dai pasti per periodi brevi.

Polline d’api: è il polline dei fiori trasportato dalle api bottinatrici al momento della nascita delle larve ed è un vero e proprio integratore naturale ricco di vitamine, minerali e aminoacidi essenziali.

Per la sua caratteristica di donare molta energia, rinforzare il sistema immunitario, proteggere la pelle e i tessuti, prevenire le malattie cardiovascolari, è particolarmente indicato per chi soffre di iperplasia prostatica benigna o prostatite, ma anche di carcinoma prostatico.

La dose quotidiana di polline consigliata è di un cucchiaino al giorno, meglio al mattino a colazione, in modo che tutta l’energia sprigionata può essere impiegata a svolgere i compiti della giornata.

Meglio evitarlo alla sera. Se sei in un periodo di forte stanchezza o stress, puoi arrivare a prenderne anche 3 cucchiaini al giorno.

Ortica: è una pianta della famiglia delle Urticaceae che conosciamo tutti per il suo potere irritante.

Ma al contrario di come si pensi, ha proprietà diuretiche, antiossidanti e antinfiammatorie utili in disturbi intestinali come quelli associati alla prostatite.

Al suo interno sono presenti steroli, glicoproteine, acidi, flavonoidi, minerali (calcio e potassio), amine, tannini.

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Che cos’è la prostata e a cosa serve

Che cos’è la prostata e a cosa serve

La prostata, questa sconosciuta! Ci sono alcuni uomini che nemmeno sanno cosa è, come funziona e dove si trova nel corpo.

Ecco, io ero uno tra quelli! Ovviamente sapevo della sua esistenza ma ignoravo completamente quali fossero le sue funzioni e come potesse influenzare la mia vita.

Da quando si è presentata la prostatite , però, ho dovuto fare un percorso di consapevolezza e adesso si trova al centro dei miei pensieri.

In questo articolo ti spiego brevemente a cosa è e come funziona.

Cosa è la prostata

cosè la prostata e a cosa serve

La prostata è una ghiandola che fa parte delle vie genitali maschili ed è molto importante dal punto di vista della fertilità perché produce il liquido seminale, il liquido zuccherino che nutre gli spermatozoi durante il loro viaggio verso la fecondazione della cellula uovo.

Ha la forma e la grandezza simile a una castagna, con la base in alto e l’apice in basso.

Si trova sotto la vescica e è attraversata dall’uretra, un canale che raccoglie l’urina dalla vescica e la porta verso l’esterno. L’intestino retto invece si trova “appoggiato” nella parte retrostante.

La prostata è costituita all’interno da:

  • una componente ghiandolare
  • una componente muscolare

All’esterno, invece, da un rivestimento fibroso dal nome “capsula”.

Come funziona la prostata e quali sono le sue funzioni

Funzione escretoria: produce buona parte del fluido prostatico (circa il 40% ad ogni eiaculazione). Più precisamente, la prima emissione del liquido seminale è composta quasi esclusivamente dalla secrezione della prostata, poi le successive sono ricche di spermatozoi e l’ultima emissione è proveniente dalle vescicole seminali, ghiandole che sono al lato della prostata.

Funzione eiaculatoria: contrae e spinge il liquido seminale nell’uretra grazie al tessuto muscolare.

Funzione urinaria: non svolge una vera e propria funzione urinaria, ma essendo attraversata dal canale dell’uretra, influenza anche la regolazione del flusso urinario. In condizioni di buona salute permette all’urina di riversarsi nel canale uretrale senza alcun impedimento o dolore

Funzione di produzione ormoni sessuali: produce ormoni sessuali, sia androgeni ed estrogeni come il testosterone, il deidroepiandrosterone (DHEA), l’androstenedione, l’androstenediolo, l’androsterone ed il diidrotestosterone.

Sintomi causati da patologie della prostata

Ci sono alcuni disturbi che possono essere il segnale di allarme di patologie completamente diverse, con gravità completamente diverse, che quindi vanno riconosciute in tempo e a cui vanno attribuiti alla patologia giusta.

I disturbi alla prostata sono molto fastidiosi e influenzano la qualità di vita dell’uomo non solo a partire dai 45-50 anni, ma anche nei giovani.

Se hai questi disturbi recati subito dal medico, non vergognarti e non banalizzarli. La maggior parte degli uomini tende a ignorare questi problemi e a portarseli avanti con l’età, finendo poi a conviverci per abitudine.

Aumento della frequenza della necessità di andare a urinare, questo sia durante le ore diurne, sia durante le ore notturne. In particolare in quest’ultimo caso il disturbo tende a spezzare il sonno e a essere stanchi poi durante il giorno.

Aumento dell’urgenza di urinare, non solo aumenta la frequenza ma anche l’impellenza. Quando arriva lo stimolo non riesci a posticipare la minzione devi andare subito a farla altrimenti rischi di fartela addosso.

Incompletezza nello svuotamento. Un altro sintomo che c’è qualcosa che non va è la sensazione di non riuscire mai a espellere tutta la pipì. Quello che succede di frequente è di dover aspettare una certa quantità di tempo prima di iniziare a fare pipì, con un getto debole che ha spesso bisogno di una spinta addominale.

Sgocciolamento dopo la minzione. Un altro sintomo (che ho avuto anche io) e dopo aver fatto pipì se mi metto a sedere e mi escono ancora due tre goccioline di pipì. Una sensazione fastidiosa perché rilascia cattivi odori alla lunga.

Altri sintomi sono:

Bruciore sulla punta del pene, dolore pelvico, sangue nelle urine e/o nello sperma, fastidi vari nella zona del pube etc…

L’importante è che una persona vada dal proprio medico appena nota questi tipi di problemi dell’ apparato urinario. L’esitazione può portare a dell’aggravamento dei sintomi dai quali poi è difficile tornare indietro.

Spesso si tratta di una banale infiammazione virgola tutt’altro che da sottovalutare Perché l’aggravamento può portare a dei fastidi a volte irreversibili

L’importante è che vai dal medico giusto, inizialmente dal medico generale, poi dal neurologo per discriminare se i sintomi siano da attribuire al solo ingrossamento della prostata e tutto ciò che di benigno ne consegue o se, invece, si possono nascondere in modo molto più subdolo patologie più gravi, come un tumore prostatico o un tumore vescicale.

È importante una buona valutazione urologica associata ad esempio all’utilizzo del marcatore specifico della prostata PSA o antigene prostatico specifico.

Le 3 patologie della prostata più comuni

Le patologie più comuni della prostata possono essere 3: 

Prostatite: E’ un’infiammazione della prostata che può manifestarsi con un esordio sia acuto che cronico, indipendentemente dall’età (capita anche in età giovanile).

A me personalmente si è presentato con una forma acuta iniziale dove nel primo mese riuscivo a malapena a fare pipi e sentivo un gran bruciore nella zona fino agli inguini e nell’interno coscia.

In seguito si è trasformata in cronica per diversi mesi con sintomi più lievi.

E’ dovuta a una concomitanza di fattori come ad esempio un periodo di stress dove si abbassano le difese immunitarie e i batteri se ne approfittano.

La prostatite in forma acuta generalmente se ne va via dopo una lunga cura con gli antibiotici, mentre quella cronica è molto più rognosa perchè rischia di rimanere “a vita” se non trattata adeguatamente con la dieta e lo stile di vita. 

Ipertrofia prostatica benigna: E’ l’ingrossamento della prostata di cui soffrono gli uomini a partire dai 45 – 50 anni ed è legata a un aumento del numero di cellule prostatiche epiteliali e stromali e alla formazione di noduli. 

Colpisce il 5-10% degli uomini dopo i 40 anni di età e oltre l’80% dopo i 70 e 80 anni (mio padre ha sofferto di questo problema). Non deve assolutamente destare preoccupazione, in quanto è una condizione regredibile grazie alla dieta e allo stile di vita adeguato.

Non è paragonabile al tumore alla prostata, in cui ci sono formazioni tumorali e infiltrazione dei tessuti. 

Tumore della prostata: questa è la condizione più grave delle 3. I sintomi sono sempre gli stessi elencati sopra, ma possono essere accompagnati da ostruzione e ematuria (perdita di sangue nelle urine).

La diagnosi è suggerita dall’esplorazione rettale o dai valori dell’Antigene prostatico specifico ed è confermata dalla biopsia. Per curare un tumore alla prostata esistono diversi approcci terapeutici che possono avere varie finalità in relazione allo stadio di malattia.

Prima si interviene, meglio è. Infatti se preso in ritardo può creare metastasi pericolose. 

In ogni caso, non appena noti i sintomi sopra descritti, non esitare ad andare dal dottore generico o direttamente dall’urologo che sapranno farti la diagnosi dopo i relativi esami. 

Gli esami da fare

Gli esami da fare sono decisi dal dottore nel momento della visita dopo che ti ha fatto delle domande esplorative. In genere sono questi gli esami da sostenere: 

Esplorazione rettale: il dottore mette un dito nell’ano del paziente e tocca la prostata per sentirne l’aumento volumetrico, la consistenza della prostata e l’eventuale presenza di noduli. 

Ecografia transrettale: è un banale esame nel quale il dottore inserisce una sonda che permette di studiare la prostata attraverso il retto. E’ invasivo ma non doloroso, nè pericoloso e comunque dura meno di un minuto. 

Spermiogramma e spermiocoltura: La spermiocoltura è un’analisi dello sperma che permette di rilevare eventuali infezioni ed eventuali proliferazioni patogene di funghi/batteri in esso presenti, mentre lo spermiogramma è un esame del liquido seminale ,utile per dare indi­cazioni sulla fertilità maschile. 

Urinocoltura: E’ l’analisi delle urine che permette di vedere se ci sono funghi, batteri o virus nelle urine. 

PSA (Prostatic Specific Antigen): L’esame del PSA consiste in un prelievo di sangue. Il riscontro di un valore elevato del PSA può essere indicativo di carcinoma prostatico, ma anche di ipertrofia prostatica benigna.

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Prostatite: cos’è, cause, sintomi e come si cura

Prostatite: cos’è, cause, sintomi e come si cura

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La prostatite è un infiammazione che interessa la prostata e tessuti circostanti provocando disturbi nella minzione e nella vita sessuale di un uomo.

È una patologia non grave (il mio medico l’ha chiamata addirittura “banale”) e si manifesta con disturbi fastidiosi che influenzano qualsiasi attività giornaliera.

In genere colpisce uomini che non hanno raggiunto ancora i 50 anni di età e non ha nulla a che fare con l’ipertrofia prostatica benigna che è un ingrossamento della prostata che si manifesta con l’avanzare dell’età.

Anzi molti dottori ne parlano come di prostatite giovanile in quanto insorge nel periodo di piena attività sessuale ( tra i 18 e i 45 anni).

I tipi di prostatite

La comunità scientifica ha identificato 4 tipi di prostatite a seconda di come si manifesta:

Prostatite batterica acuta: si manifesta con febbre alta e la sua principale causa è un’infezione batterica improvvisa. In genere dura pochi giorni e si risolve con antibiotici.

Prostatite batterica cronica: in questo caso i responsabili sono sempre i batteri, ma gli stessi infestano la prostata in modo lentamente con il passare del tempo. Gli antibiotici non risultano efficaci quanto nel primo caso.

Prostatite abatterica cronica: c’è totale assenza di batteri. Secondo i medici sembra che insorga senza un vero motivo scatenante, ma il più delle volte è correlato con un forte periodo di stress o comunque relativo alla psicologia.

Prostatite asintomatica: è un tipo di prostatite cronica che si sviluppa nel tempo in cui non ci sono batteri e non c’è infiammazione, per cui il soggetto può averla per anni senza mai accorgersene in quanto non si manifestano i tipici sintomi della prostatite.

Sintomi tipici della prostatite

I sintomi sono più o meno simili per tutti i tipi di prostatite ( tranne quella asintomatica) e variano di intensità, frequenza o numerosità a seconda del soggetto.

Ad esempio un soggetto può manifestare un sintomo piuttosto che un altro e con intensità e dolore differente. Inoltre possono risentire anche dei cambi di stagione.

I sintomi più comuni sono:

Bruciore sulla punta del pene durante l’eiaculazione o la minzione
Dolore perineale che si può estendere fino ai testicoli e all’ano
– Disuria, cioè difficoltà nell’urinare in quanto il getto si riduce notevolmente
Iperpiressia ossia febbre molto alta improvvisa soprattutto nella prostatite acuta batterica
Difficoltà nell’erezione e calo del desiderio sessuale
Aumento della frequenza minzionale: si può fare pipì anche 12 – 15 volte al giorno
Urgenza minzionale: quando si presenta la necessità di urinare, non si può aspettare altrimenti sembra che non si riesca a trattenere. Talvolta incontinenza da urgenza.
Stipsi che rende l’evacuazione dolorosa
Mal di schiena dovuto a una postura scorretta in seguito al fastidio
Sgocciolio terminale, ossia 5 minuti dopo la minzione ci sono perdite di gocce di pipi

Diagnosi del medico

La diagnosi del medico potrà avvalersi di:
Visita con domande sui fastidi e sui sintomi, sulle condizioni generali di salute, sulle abitudini sessuali e l’uso di farmaci
Esplorazione rettale con il dito per verificare la consistenza della prostata
Ecografia transrettale: una sonda viene inserita nell’ano al fine di analizzare le dimensioni e la superficie della prostata
Ecografia vescicale per quantificare l’urina che rimane nella vescica dopo la minzione
Analisi di laboratorio: urinocoltura, spermiocoltura per analizzare se nella pipì e nello sperma sono presenti batteri. Spermiogramma per analizzare la qualità degli spermatozoi e la loro motilità.

Cause della prostatite

Le cause della prostatite possono essere molteplici e concomitanti. È necessario capire bene quali sono le cause della propria condizione al fine di risolvere il problema.

Ecco le cause più comuni:
Abitudini alimentari scorrette o consumo eccessivo di alcol
Disordini intestinali come stipsi ed emorroidi
Infezione batterica dovuta a Escherichia coli (nell’ 80% dei casi) e altri batteri
Periodo di forte stress e ansia
Traumi locali dovuti a Sport come ciclismo, l’equitazione o il motociclismo
Traumi da catetere o tampone uretrale
Prolungata eccitazione sessuale senza sfogo ( praticare il coito interrotto)

Se non si riesce ad identificare le cause dell’infiammazione, le probabilità che si ripresenti in seguito sono molto alte in quanto è facile che si attenui per un periodo per poi ricomparire.

Trattamento con farmaci

Il trattamento varia in base al tipo di prostatite:

Prostatite batterica acuta o cronica: quando vengono rilevati i batteri nelle urine e nello sperma il medico prescrive cicli di antibiotici della durata di 3-4 settimane o anche più in caso di necessità.

Insieme agli antibiotici vengono somministrati antinfiammatori per ridurre il dolore, alfa-litici e fitofarmaci per ridurre sintomi.

Prostatite cronica abatterica: in questo caso il medico non può fare nulla, deve essere il paziente a comprenderne e le cause psicologiche e di stile di vita che lo portano ad avere la prostata infiammata.

Dieta e prostatite

Accanto alla terapia antibiotica antinfiammatoria risulta essenziale evitare alcuni cibi come il caffè, il cioccolato, le farine raffinate, zuccheri e dolci, spezie, alcool, bevande gassate.

Al tempo stesso risulta fondamentale affiancare anche una dieta ricca di fibre, quindi frutta e verdura, legumi, cereali integrali, pesce ricco di Omega 3.

Sulla relazione tra dieta e prostatite ho scritto un articolo approfondito con la mia esperienza.

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Tumore alla prostata: cos’è, i sintomi, le cause, i fattori di rischio, si guarisce?

Tumore alla prostata: cos’è, i sintomi, le cause, i fattori di rischio, si guarisce?

tumore alla prostata

Il cancro alla prostata è uno dei tumori più diffusi nella popolazione maschile, tant’è che rappresenta il 20% di tutti i tumori diagnosticati negli uomini.

Tuttavia la percentuale di guarigione è molto alta grazie alla diffusione del test PSA (“Prostate Specific Antigene” e cioè antigene prostatico specifico) che consente di diagnosticare precocemente la malattia e quindi iniziare le cure per contrastarla.

La possibilità di ammalarsi di tumore alla prostata prima dei 40 anni è molto scarsa, ma dopo i 50 e soprattutto dopo i 65 anni tende a salire notevolmente. Si tratta di una malattia piuttosto subdola poiché alcune ricerche hanno evidenziato che il 70% degli uomini oltre gli 80 anni ha un tumore alla prostata, diagnosticato però solo in un secondo momento in caso di autopsia.

Il tumore alla prostata non va confuso con l’ipertrofia prostatica benigna, una patologia che presenta sintomi molto simili pur non essendo un tumore.

Cos’è

Il tumore alla prostata consiste nella formazione di un tessuto composto da cellule che crescono in modo incontrollato ed anomalo all’interno della ghiandola prostatica.

Fortunatamente cresce molto lentamente, condizione che permette al paziente di vivere molto a lungo e di poter seguire le terapie specifiche.

In casi più rari il decorso della malattia purtroppo può essere molto più veloce ed aggressivo con una notevole diffusione delle metastasi.

Questo tipo di cancro può diffondersi rapidamente in altre parti del corpo tramite il sangue o il sistema linfatico ed in questi casi le probabilità di curare la malattia sono purtroppo molto basse.

I sintomi

Inizialmente il tumore alla prostata è asintomatico e quindi difficile da diagnosticare.

Con l’avanzamento della malattia si presentano i primi sintomi significativi come: difficoltà ad iniziare la minzione, necessità di urinare spesso nell’arco della giornata anche a distanza di poco tempo, dolore durante la minzione, sangue nelle urine o nello sperma e sensazione di non essersi svuotati completamente.

In questi casi è consigliabile una visita urologica che consiste nel controllo del PSA con un prelievo del sangue o nell’esplorazione rettale.

Le cause

Non sono state individuate le cause precise che determinano la formazione del tumore alla prostata, ma l’invecchiamento è uno dei principali fattori che favorisce la comparsa della malattia. Non a caso la patologia si sviluppa quasi esclusivamente negli uomini over 50.

L’alimentazione soprattutto se squilibrata e basata su una gran quantità di fritti, insaccati, latticini e grassi animali provenienti da carne rossa potrebbe favorire la formazione del tumore alla prostata.

In alcuni casi la patologia può essere di natura ereditaria ed infatti chi ha un padre, un fratello o comunque un familiare molto prossimo affetto da tumore alla prostata è più a rischio rispetto alla media.

I fattori di rischio

Oltre alle cause precedentemente indicate tra i fattori di rischio che possono favorire la comparsa della patologia c’è l’eccessiva sedentarietà, quindi è opportuno svolgere un’attività fisica compatibile con la propria età.

Altri pericoli sono gli alti livelli di androgeni nel sangue e le sostanze chimiche come fertilizzanti, coloranti e cadmio quindi è opportuno proteggersi adeguatamente quando si è a contatto con questi elementi.

Fumo e alcol sono altri fattori di rischio che andrebbero eliminati o quanto meno moderati.

Le terapie

Nelle persone piuttosto anziane in cui il tumore si sviluppa molto lentamente si può ricorrere alla vigile attesa, detta anche sorveglianza attiva.

In questo caso non c’è una vera e propria terapia, ma il medico curante deve monitorare costantemente lo stato del tumore che potrebbe restare silente senza provocare eccessivi disturbi.

L’intervento chirurgico prevede la rimozione della prostata e di alcuni tessuti circolanti ma presenta dei rischi, quindi è opportuno valutare questa soluzione con il proprio medico.

La radioterapia si basa sull’utilizzo di raggi X ad alta energia che uccidono le cellule tumorali bloccando l’avanzamento della patologia. Questa cura potrebbe presentare effetti collaterali di cui è meglio discuterne col proprio medico.

La radioterapia può essere affiancata anche dalla terapia ormonale che blocca la produzione di ormoni, una soluzione indicata quando c’è la possibilità che il tumore si ripresenti nuovamente o che possa diffondersi in altre parti del corpo.

L’intervento

La prostatectomia radicale è un intervento operatorio che rimuove in blocco la ghiandola prostatica e le vescicole seminali. Il miglioramento delle tecniche di intervento associate alla nanotecnologia consentono di ridurre notevolmente le complicanze post-operatorie e di intervenire con estrema precisione.

L’intervento chirurgico generalmente è consigliato quando il volume del tumore non è eccessivo, non è presente un interessamento dello sfintere uretrale e non c’è infiltrazione della parete pelvica.

La prostatectomia radicale può essere eseguita con la tecnica open, cioè tramite la classica incisione addominale, o mini-invasiva che prevede la tecnica laparoscopica o laparoscopica robot-assistita. Mediamente l’operazione dura tra le 2 e le 4 ore.

Dopo l’intervento il soggetto per qualche giorno o anche qualche settimana potrebbe avvertire stanchezza e spossatezza, ma sono sintomi post-operatori normali che man mano spariscono con la ripresa delle attività quotidiane, una vita attiva ed una corretta alimentazione.

Le complicanze

L’intervento operatorio, pur essendo una soluzione definitiva, presenta tuttavia delle complicanze da non sottovalutare.

Innanzitutto ci sono le complicanze post-operatorie tipiche di ogni intervento chirurgico come problematiche di natura cardiaca e polmonare, alle quali potrebbero aggiungersi l’impotenza e l’incontinenza urinaria.

Le persone sottoposte a prostatectomia possono ancora avere un orgasmo ma senza eiaculazione, quindi non hanno più la possibilità di procreare.

Altre complicanze che possono verificarsi sono l’emorragia e la perforazione del retto e/o degli ureteri.

Se inoltre dovessero presentarsi problemi piuttosto importanti come fuoriuscita di materiale sieroso dalla ferita, gonfiore delle gambe, difficoltà respiratorie, urine maleodoranti, bruciore durante la minzione, dolore addominale cronico e gonfiore dei genitali è necessario rivolgersi immediatamente ad un medico.

Si guarisce?

Il tumore alla prostata, pur essendo tra i più diffusi nella popolazione maschile, ha una grande percentuale di successo nella cura soprattutto se preso in tempo.

A tal proposito passi avanti nella diagnosi della patologia, che come detto è subdola poiché è asintomatica nelle prime fasi, sono stati fatti grazie al test del PSA.

In base ad alcune recenti statistiche in Italia un uomo su 16 sviluppa il tumore alla prostata nel corso della sua vita, ma gli studi condotti negli Stati Uniti tra il 2009 ed il 2015 evidenziano che la sopravvivenza a 5 anni è pari al 98%.

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