Serenoa Repens per la prostata: cos’è, proprietà curative, funziona davvero?

Serenoa Repens per la prostata: cos’è, proprietà curative, funziona davvero?

La serenoa repens è uno dei rimedi naturali più efficienti per contrastare la prostatite, una patologia che causa l’ingrossamento della prostata che solitamente è di natura infettiva.

Si tratta di una pianta naturale da utilizzare nei casi lievi di prostatite come sostituto dei tradizionali farmaci, anche se è comunque consigliabile consultarsi con uno specialista prima di iniziare una cura di tipo fitoterapico, cioè una terapia basata sull’utilizzo di piante o di estratti di piante.

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La palma Saw Palmetto (o Serenoa Repens)

Inizialmente c’era molto scetticismo nei confronti nella serenoa repens, ma diversi studi medici hanno confermato la bontà di questa pianta nella cura di malattie relative alla prostata ed anche alla calvizie.

Cos’è, dove cresce e cosa contiene?

La serenoa repens è una pianta che appartiene alla famiglia delle Arecaceae e cresce nel sud-est degli Stati Uniti, generalmente lungo le coste ed il litorale dell’oceano Atlantico e nel sud dell’Arkansas.

La pianta è una palma con fusto che raggiunge un’altezza compresa tra i 2 ed i 4 metri, le cui foglie hanno un picciolo in ventaglio arrotondato con piccole spine ed una ventina di foglioline.

Le foglie possono arrivare fino a due metri di lunghezza, mentre le foglioline sono di circa 50-100 cm.

Grazie alla presenza di acidi grassi e fitosteroli i principi attivi della pianta hanno un grande impatto benefico sulla prostata.

Nello specifico vengono stimolati a livello prostatico i recettori estrogenici e vengono inibiti i recettori progestinici.

Inoltre le sostanze contenute nella serenoa repens producono effetti antiestrogenici e antiandrogenici che si manifestano con blocco causato dall’inibizione della 5-alfa-reduttasi di tipo I e II del legame da parte del diidrotestosterone a livello dei recettori androgenici. 

I nativi americani compresero i notevoli benefici che aveva la serenoa repens per curare i problemi legati al sistema urinario ed all’apparato riproduttivo.

Anche i coloni europei compresero l’utilità di questa pianta per contrastare patologie varie come problemi urogenitali, debolezza, stanchezza ecc.

Diverse ricerche hanno confermato gli effetti positivi della serenoa repens che ha effetti collaterali molto blandi (nausea e dolori di stomaco).

Le proprietà curative di questa pianta miracolosa

La serenoa repens è particolarmente indicata nella cura dell’iperplasia prostatica benigna ed in generale di prostatiti.

Tale pianta favorisce il ripristino della corretta funzionalità della prostata e delle vie urinarie.

Il meccanismo dell’azione della serenoa repens non è ancora del tutto chiaro, ma è in grado di rallentare l’aumento volumetrico della prostata ed i suoi effetti benefici risultano evidenti soprattutto in seguito ad un uso prolungato.

In virtù della sua azione antiandrogenica, che esplica per inibizione dell’attività dell’enzima 5-alfa-reduttasi e successivo blocco del legame del diidrotestosterone, la serenoa repens rallenta il progressivo aumento volumetrico della prostata.

In virtù della sua attività spasmolitica e miorilassante, mediata dal blocco dei recettori alfa-andrenergici, la serenoa repens contrasta i sintomi ostruttivi favorendo la minzione e riducendo la necessità di urinare continuamente nel corso della giornata.

La pianta svolge anche un’importante azione antinfiammatoria che agisce per inibizione della produzione dei principali mediatori dell’infiammazione, contrastando così i sintomi irritativi che causano dolore durante la minzione.

La serenoa repens come detto precedentemente ha pochi effetti collaterali e non particolarmente gravi, tuttavia è opportuno consultare il medico prima di iniziarne l’assunzione soprattutto se è in corso un’altra cura farmaceutica.

La serenoa repens a differenza di altri farmaci non altera il PSA, un aspetto fondamentale poiché i fattori del PSA correlano con il carcinoma prostatico e quindi i valori riscontrati sono quelli effettivi e non mascherati evitando il rischio di errori diagnostici.

Infine la serenoa repens non altera in alcun modo la funzione sessuale ed anzi contribuisce a migliorare le prestazioni.

Avere una sana e corretta attività sessuale aiuta a superare le prostatiti poiché anche a livello psicologico aiuta il paziente ad affrontare meglio la patologia e ridurre stress e tensioni.

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Funziona davvero o è solo un Placebo? L’esperimento che ha fatto ricredere i medici

La serenoa repens è stata osteggiata in diversi ambienti medici poiché veniva accusata di non avere un vero e proprio fondamento scientifico.

Per confermare le proprietà benefiche sono stati condotti numerosi test ed esperimenti scientifici ed uno di questi condotto su pazienti affetti da iperplasia prostatica benigna non grave è stato pubblicato anche sul Journal of the American Medical Association.

Ad un gruppo di pazienti venivano somministrati ogni giorno circa 320 mg di estratto lipidico titolato di serenoa per via orale per 2 o 3 mesi, mentre ad un altro gruppo veniva somministrato del semplice placebo.

L’obiettivo era valutare alcuni sintomi soggettivi come la minzione notturna, la minzione dolorosa, il getto urinario ed il residuo vescicale post-minzionale prima e dopo la terapia.

Nel gruppo che assumeva l’estratto di serenoa repens si è registrato un miglioramento della minzione notturna del 45%, del residuo postminzionale del 42% e del getto urinario del 50% senza effetti collaterali significativi.

Nel gruppo che ha assunto placebo invece non si è registrato alcun miglioramento.

Altri studi hanno confrontato la serenoa repens con altri farmaci utilizzati generalmente contro le prostatiti come la finasteride e soprattutto i farmaci alfa-bloccanti.

L’estratto di serenoa repens ha fornito risultati leggermente inferiori rispetto a questi farmaci, ma è risultato molto più tollerabile soprattutto per cure molto prolungate nel tempo.

Un recente studio ha dimostrato che la serenoa repens è in grado di contrastare efficacemente anche l’alopecia androgenica, cioè la perdita dei capelli dell’uomo causata dagli ormoni androgeni. Nello specifico riduce la caduta dei capelli ed in parte ne favorisce anche la ricrescita.

Quando e in che quantità prenderla?

Le modalità di assunzione della serenoa repens vanno valutate e concordate con il proprio medico di base o con il proprio urologo di fiducia e naturalmente variano da soggetto a soggetto a seconda della tipologia di problema.

Generalmente si consiglia l’assunzione di 800-1000 mg di estratto secco dei frutti di serenoa in capsule o in compresse per 2 volte al giorno.

In alternativa si possono assumere 40 o 50 gocce di tintura madre per 2 volte al giorno preferibilmente lontano dai pasti.

La serenoa repens generalmente non provoca alcun tipo di controindicazione quindi si può assumere anche per un tempo prolungato.

I suoi effetti possono essere tangibili a seconda dei pazienti da un periodo che va da 2 mesi fino a 18 mesi.

Durante l’assunzione della serenoa repens è consigliabile praticare una sana attività sportivacondurre una vita sana e seguire una dieta equilibrata con un’idratazione continua e senza cibi piccanti, fritti, alcol e fumo.

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Massaggio prostatico interno ed esterno: come farlo e gli effetti collaterali

Massaggio prostatico interno ed esterno: come farlo e gli effetti collaterali

Il massaggio prostatico è una tecnica utilizzata in urologia che consiste nella stimolazione della prostata per favorire lo svuotamento del liquido prostatico residuo.

Generalmente si effettua per via rettale o perineale per diagnosticare la prostatite batterica cronica. Funge come esame di prevenzione ed è definito anche come “mungitura della prostata”.

Il massaggio prostatico affonda le sue origini in Giappone, dove le mogli lo praticavano abitualmente ai mariti per migliorare la loro salute sessuale.

Tale pratica infatti riduceva la sterilità maschile e contrastava efficacemente patologie come la prostatite e l’ipertrofia prostatica. Il massaggio può essere interno (in questo caso lo effettua il dottore) oppure esterno (in tal caso lo si effettua da soli).

Che cos’è e come si fa il massaggio prostatico

La medicina occidentale si è interessata particolarmente al massaggio prostatico poiché ha compreso gli importanti vantaggi sia a livello salutare che sessuale.

Il trattamento lenisce i disturbi causati dall’ingrossamento della ghiandola ed è in grado di drenare i liquidi sedimentali che si formano a causa dei residui di sperma.

In campo sessuale il massaggio prostatico favorisce la circolazione sanguigna ed apporta importanti benefici nel rapporto di coppia migliorando sensibilmente i problemi di impotenza e disfunzione erettile. Di conseguenza migliora anche la fertilità dell’uomo ed è molto piacevole.

Il massaggio si può effettuare col dito che però difficilmente riesce a raggiungere l’area da massaggiare. Per garantire un massaggio può preciso e più igienico è consigliabile utilizzare un apposito stimolatore che si adatta perfettamente all’anatomia dello sfintere anale.

Si tratta di uno strumento medicale in silicone liscio ed ergonomico che non provoca nessuna lesione alle pareti anali che sono piuttosto delicate. La corretta esecuzione del massaggio prostatico è in grado di contrastare o quanto meno di ridurre gli effetti di:

Massaggio prostatico esterno

Il massaggio prostatico esterno generalmente si può effettuare da soli e consiste nella pressione diretta e localizzata accompagnata da un leggero massaggio sul perineo che può essere considerato una sorta di punto G dell’uomo.

In alcuni casi le donne massaggiano la prostata dei loro compagni che raggiungono così l’orgasmo in modo quanto meno originale. Il perineo ha una particolare forma a diamante, comprende sia l’ano che i genitali ed è abbastanza profondo in quanto include la fascia ed i muscoli al centro della regione pelvica.

Il punto G maschile si trova subito al di sotto del retto in direzione dello scroto.

Massaggio prostatico esterno: il punto esatto dove agire

Si possono usare le dita o gli stimolatori prostatici che grazie alla loro forma arrotondata e ricurva fanno pressione sulle zone adatte.

Il massaggio deve comunque essere eseguito con estrema delicatezza altrimenti c’è il rischio di provocare disturbi o dolori. Per facilitare i movimenti della mano è consigliabile utilizzare oli specifici a base di mandorle o di cocco che rendono il massaggio più fluido e più piacevole. Praticare il massaggio prostatico continuamente apporta molti benefici come:

  • scomparsa del dolore;
  • ritorno del desiderio sessuale;
  • miglioramento della minzione;
  • miglioramento generale dello stato psico-fisico.

Massaggio prostatico interno

Il massaggio prostatico interno con il dito andrebbe eseguito da un dottore poiché è più invasivo, tuttavia alcune persone decidono di farlo autonomamente. In questo secondo caso bisogna però sapere come effettuare il massaggio prostatico interno per evitare eventuali microlesioni interne.

Si può utilizzare il dito indice che però fa fatica a raggiungere la ghiandola prostatica in profondità ed esercitare la giusta pressione.

Se vuoi provare il massaggio prostatico, esiste sul mercato uno strumento molto apprezzato fatto in silicone, facile da lavare e molto sicuro. Ha 10 velocità e un telecomandino con cui puoi regolarle. Qui puoi trovare sia una descrizione del prodotto, il prezzo e come funziona.

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Prima di eseguire il trattamento è necessario avere l’intestino vuoto e quindi evacuare completamente.

Massaggio prostatico interno

Il paziente deve mettersi a 4 zampe sul pavimento, preferibilmente su un tappetino, e lo strumento viene coperto con un profilattico lubrificato col gel per poi penetrare delicatamente l’ano fino a circa 5-10 cm.

Il dottore inizia quindi una lieve pressione per ammorbidire la zona facendo scivolare lo strumento verso l’indietro. In questa fase dovrebbe uscire un po’ di liquido dal pene ma è una reazione del tutto normale.

Il movimento andrebbe eseguito in un numero compreso tra le 5 e le 10 volte.

Bisogna quindi applicare una leggera pressione sulla prostata per circa 7 secondi, fare un piccolo giro e rilasciare la pressione.

Il massaggio va a stimolare determinati nervi che potrebbero provocare un’erezione che comunque sparisce nel giro di poco tempo.

Nel corso del massaggio il paziente deve respirare profondamente per assimilare tutti i benefici del trattamento.

Effetti collaterali: ci sono?

Generalmente il massaggio prostatico non comporta effetti collaterali particolarmente gravi, purché venga eseguito da uno specialista o comunque con cognizione di causa.

Nei soggetti particolarmente sensibili però la stimolazione prostatica può aumentare la concentrazione plasmatica dell’antigene prostatico specifico, diminuendo così la sensibilità della sua rilevazione clinica a fini diagnostici e prognostici.

In casi molto rari il massaggio può provocare delle emorragie. Come detto precedentemente il massaggio potrebbe favorire un’erezione peniena in seguito alla stimolazione di determinati punti sensibili ed erogeni dell’uomo.

Dopo il massaggio il paziente potrebbe sentirsi molto stanco e privo di forza poiché sono state utilizzate molte energie nervose.

In questo caso è consigliabile mangiare del buon cibo sano per rimettersi in forma e recuperare le energie perdute. Un piccolo pisolino può aiutare a sentirsi freschi e riposati.

Il massaggio prostatico può essere effettuato anche 2-3 volte a settimana, ma è consigliabile consultare un medico professionista per informarsi sulle modalità precise di esecuzione e sulle controindicazioni che potrebbero variare da soggetto a soggetto.

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Fa bene eiaculare con la prostatite? Masturbazione e rapporti sessuali con la prostata infiammata

Fa bene eiaculare con la prostatite? Masturbazione e rapporti sessuali con la prostata infiammata

La prostatite è una condizione che colpisce molti uomini sia giovani che di mezza età e provoca necessità di urinare continuamente, difficoltà di iniziare la minzione, sensazione di non essersi svuotati completamente ed in alcuni casi problemi di raggiungere o mantenere un’erezione.

masturbazione sesso prostatite

Altri sintomi frequenti sono senso di fastidio all’ano ed un intenso bruciore alla punta del pene, condizioni che inevitabilmente interferiscono pesantemente anche nella sfera sessuale.

Molte persone affette dalla prostatite si chiedono quindi se possono continuare a fare sesso regolarmente o masturbarsi nonostante questa infiammazione.

Se il paziente sta bene l’eiaculazione è benefica per la prostata, ma in caso di prostatite o ipertrofia prostatica bisogna fare un discorso più approfondito e valutare di volta in volta le diverse situazioni.

Masturbazione e prostatite: moderarla nella fase acuta

Si ritiene che eiaculare frequentemente in caso di prostatite rappresenti un beneficio per la prostata, ma in realtà non è esattamente così.

La prostata viene infatti sottoposta ad un eccessivo stress in caso di eiaculazioni frequenti e ravvicinate che non possono fare altro che peggiorare la situazione soprattutto se la prostatite è nella sua fase acuta.

È bene precisare che l’elevata frequenza di eiaculazione non comporta patologie, ma eiaculazioni troppo ravvicinate soprattutto in caso di situazioni infiammatorie andrebbero evitate.

Tuttavia masturbarsi moderatamente, circa una volta a settimana in una condizione di prostatite lieve, non comporta nessun pericolo.

La masturbazione, rispetto al normale atto sessuale, provoca un abbassamento del testosterone e rende la prostata più vulnerabile all’infiammazione.

L’abbassamento del testosterone, quindi il calo del desiderio, aumenta sensibilmente se la masturbazione assume un carattere continuativo e compulsivo, cioè viene eseguita per ansia o per valutare il funzionamento del pene piuttosto che per reale necessità sessuale.

Il calo del desiderio era una problematica che generalmente compariva negli uomini over 50 ed over 60 fino a qualche decennio fa, ma con l’avvento di smartphone e pc oggi per i ragazzi è molto più semplice accedere ai siti pornografici.

Proprio la dipendenza dalla pornografia sta provocando abbassamenti del testosterone anche in giovani ventenni che hanno una possibilità più alta di sviluppare prostatiti o problemi alla prostata.

La frequente attività masturbatoria rischia di provocare anche ematuria ed emospermia, cioè sangue nelle urine e nello sperma.

Per comprendere meglio la situazione ecco un esempio: quando si ha un raffreddore e si soffia il naso troppo forte c’è il rischio che esca del sangue. Allo stesso modo un eccessivo lavoro prostatico in situazione di prostatite acuta può causare sangue nello sperma.

Il concetto popolare secondo il quale eiaculare frequentemente in caso di prostatite fa bene è fondamentalmente errato e bisogna parlare prima con un esperto del settore.

Sesso con il partner: non ci sono limiti

Altra domanda tipica che si pongono i soggetti affetti da prostatite è: fare sesso fa bene?

Assolutamente sì, il sesso rappresenta una delle soluzioni naturali più efficaci ed anche più piacevoli per contrastare i problemi di natura prostatica.

Una continua attività sessuale aiuta a mantenere in perfetto stato l’apparato urogenitale maschile e migliora la funzionalità della prostata, un organo fondamentale per l’attività sessuale tramite la produzione di liquido seminale rilasciato durante l’eiaculazione.

Il liquido seminale se non viene rilasciato per troppo tempo e resta “bloccato” all’interno rischia di intasare e gonfiare la ghiandola, causando in alcuni casi anche dolori all’altezza dei testicoli o della pancia.

Questa condizione favorisce l’insorgenza di IPB (ipertrofia prostatica benigna), cioè un ingrossamento della ghiandola.

L’eiaculazione risulta quindi estremamente benefica per l’organismo poiché svolge una serie di funzioni fondamentali per la salute personale: pulisce il corpo da tutte le sostanze che possono danneggiare la ghiandola prostatica, pulisce i dotti della ghiandola ed evita il ristagno di agenti infiammatori che col passare del tempo rischiano addirittura di diventare agenti cancerogeni.

Al contrario una lunga astensione sessuale comporta il ristagno delle secrezioni nella ghiandola prostatica, favorendo la congestione e le infiammazioni.

Eiaculazioni frequenti e continue al contrario favoriscono una maturazione completa e adatta della prostata, riducendo i rischi di infiammazione e di degenerazioni cancerogene.

C’è differenza tra eiaculazione derivante dall’atto sessuale o dalla masturbazione?

In realtà sì poiché l’organismo riesce a riconoscere i due diversi tipi di eiaculazione e quella ottenuta tramite atto sessuale risulta più benefica, naturale e depurativa.

Fare l’amore fa bene al corpo ed anche alla mente, ma occorre moderazione come in tutte le cose.

Non c’è un limite o un numero di volte consentito per fare l’amore, ma in linea di massima 2-3 volte a settimana è una media più che accettabile.

Mai praticare il coito interrotto

Il coito interrotto è utilizzato da molte coppie come pratica anticoncezionale poiché ritenuto un sistema economico, ma non è né sicuro né salutare.

Per l’uomo trattenere l’orgasmo a lungo andare può risultare deleterio per la prostata.

I principali problemi riconosciuti dalla pratica del coito interrotto sono: la congestione cronica delle pelvi, la difficoltà di raggiungere l’orgasmo, la prostatite ed il varicocele.

Il coito interrotto provoca problemi alla prostata poiché quando si blocca l’eiaculazione si provocano delle microlesioni delle strutture prostatiche che causano infiammazioni alla ghiandola prostatica.

Inizialmente può verificarsi una condizione lieve di prostatite che però se non curata adeguatamente può cronicizzarsi.

L’interruzione dello stimolo eiaculatorio può inoltre provocare il reflusso intraprostatico degli spermatozoi, altra situazione che causa infiammazioni alla prostata.

Il rischio di contrarre patologie di natura prostatica è molto alto in tutti gli uomini, indipendentemente dall’età, che praticano il coito interrotto con una certa regolarità.

Il coito interrotto non va mai effettuato poiché non è sicuro come metodo contraccettivo e causa problemi seri alla prostata a lungo andare.

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Prostatite: gli esami diagnostici e le analisi da fare

Prostatite: gli esami diagnostici e le analisi da fare

Se un paziente ha necessità di urinare frequentemente anche nel giro di poco tempo, avverte dolore durante la minzione, non si sente completamente svuotato dopo aver urinato o trova tracce di sangue nelle urine e nello sperma deve sottoporsi quanto prima a degli esami diagnostici presso un centro specialistico.

Tutti questi sono i classici sintomi di prostatiti, infezioni alla prostata o patologie collegate all’apparato genito-urinario. Gli esami principali che si possono svolgere sono:

  • esplorazione rettale con il dito;
  • ecografia transrettale;
  • ecografia sovrapubica;
  • spermiocoltura;
  • urinocoltura.

Questi esami consentono di diagnosticare con precisione la patologia e quindi di seguire la giusta cura terapeutica per contrastarla. Scopriamo nei prossimi paragrafi cosa sono questi esami e come si eseguono.

Esplorazione rettale con il dito

L’esplorazione rettale della prostata con il dito è uno degli esami più comuni per valutare eventuali patologie della ghiandola prostatica.

Il paziente deve appoggiarsi con i gomiti sul lettino piegato in avanti e restare con le gambe leggermente divaricate con l’ano accessibile e rilassato.

Il medico dopo aver indossato un guanto in lattice esegue un cosiddetto “appoggio di confidenza” per evitare la contrazione riflessa dello sfintere anale esterno, dopodiché introduce l’indice ben lubrificato nell’ano valutando la mucosa del canale anale e la competenza contrattile del muscolo sfintere interno e pubo-rettale.

esplorazione rettale esame dito dottore

Solitamente questo esame si esegue in combinazione col dosaggio ematico dell’antigene prostatico specifico (PSA) per identificare l’eventuale presenza di un carcinoma prostatico. Pur trattandosi di un esame importante tuttavia non è preciso al 100%, poiché per confermare o smentire la presenza un tumore alla prostata è necessario sottoporre il paziente alla biopsia prostatica.

L’obiettivo di questa procedura è verificare tramite la palpazione ingrandimenti, nodosità, irregolarità e aumenti di consistenza della ghiandola prostatica.

L’esame non è particolarmente piacevole anzi risulta piuttosto fastidioso, ma in compenso dura pochi secondi e va effettuato circa una volta all’anno per gli uomini over 40.

Ecografia transrettale

L’ecografia prostatica transrettale è un esame che fornisce delle immagini della ghiandola prostatica.

Una sonda del diametro di un dito viene inserita per un breve tratto del retto ed il paziente è sdraiato sul lettino con le ginocchia verso il petto.

Prima di introdurre la sonda il medico effettua un’esplorazione col dito per assicurarsi che non ci siano ostacoli.

Dopo queste operazioni una macchina ecografica emette degli ultrasuoni a bassa frequenza e ad alta intensità nella zona da esplorare.

Le onde sonore rimbalzano tra i vari tessuti e gli organi interni formando così l’immagine della prostata sullo schermo di un pc.

Tramite le immagini che vengono fornite con un video o in forma statica è possibile valutare le dimensioni, le asimmetrie e le calcificazioni della ghiandola e determinare la presenza di eventuali patologie.

Anche questo esame non garantisce una diagnosi precisa, quindi sarebbe opportuno effettuare anche la biopsia che consiste nel prelievo di piccoli frammenti di tessuto da analizzare successivamente in laboratorio.

L’esame non è indicato per chi soffre di emorroidi, ragadi e stenosi e per i pazienti che prendono medicinali anticoagulanti o per fluidificare il sangue. L’esame non è particolarmente doloroso poiché la sonda viene lubrificata con un gel e non ha un diametro eccessivo.

Se il medico effettua dei prelievi per la biopsia si possono sentire delle piccole punture, ma in questo caso per eliminare ogni tipo di dolore si può ricorrere ad un’anestesia locale.

Ecografia sovrapubica

L’ecografia sovrapubica è un esame piuttosto comune finalizzato a controllare il volume ed eventuali anomalie della ghiandola prostatica, anche se è indicato soprattutto per la diagnosi di ipertrofia prostatica benigna.

Tramite l’ecografia sovrapubica infatti è possibile valutare anche le dimensioni e le caratteristiche della vescica che può risentire dell’ingrossamento della prostata.

L’esame consente di studiare il residuo di urina in seguito alla minzione, un dato molto utile poiché in caso di prostatite o ipertrofia prostatica benigna il residuo post-minzione nella vescica aumenta.

L’esame è piuttosto semplice e non richiede particolari accorgimenti, ma deve essere effettuato con la vescica piena e quindi il paziente deve bere almeno un litro d’acqua un’ora prima dell’ecografia.

Durante l’esame il paziente deve andare a urinare e svuotare completamente la vescica, in modo che il medico possa valutare il residuo urinario post-minzione.

Per il test viene utilizzato un ecografo munito di una sonda ecografica collocata tra l’ombelico e la base del pene.

La sonda viene mossa in questa zona per ispezionare la prostata e la vescica ed individuare eventuali anomalie dopo la minzione. L’ecografia sovrapubica non è un esame doloroso né invasivo, quindi è ben tollerato dai pazienti.

Spermiocoltura: analisi dello sperma per verificare la presenza di batteri

La spermiocoltura è un esame di laboratorio che consente di individuare microrganismi patogeni in un campione di sperma per valutare la presenza di infezioni in organi dove scorrono sperma e liquidi seminali.

L’esame si suddivide in due fasi: la raccolta del campione di sperma e l’analisi del campione raccolto.

La fase di raccolta dello sperma tocca al paziente che deve seguire con estrema meticolosità determinate indicazioni.

La raccolta va effettuata in un luogo pulito asciugandosi per bene le mani ed il pene.

Lo sperma va raccolto in un contenitore dalla bocca larga che va immediatamente chiuso, dopodiché il campione deve essere consegnato quanto prima al laboratorio. 3-5 giorni prima dell’esame bisogna astenersi dall’attività sessuale e 2-3 ore prima non bisogna urinare.

Urinocoltura: analisi delle urine per verificare la presenza di batteri

L’urinocoltura è un esame microbiologico eseguito su un campione di urine per rilevare l’eventuale presenza di batteri responsabili di infezioni nelle vie urinarie.

Con l’antibiogramma è inoltre possibile valutare la resistenza e la sensibilità dei microrganismi presenti agli antibiotici per scegliere il trattamento farmaceutico migliore.

Il paziente deve raccogliere l’urina in un contenitore sterile e lavarsi accuratamente le mani e la zona genitale.

La raccolta delle urine va effettuata in mattinata ed il campione deve essere consegnato al laboratorio nella stessa giornata. Bisogna fare attenzione a raccogliere il getto intermedio delle urine, tralasciando il primo e l’ultimo getto.

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Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

Ipertrofia prostatica benigna: cos’è, i sintomi, le cause e come si cura

ipertrofia prostatica benigna

Se hai problemi ad iniziare la minzione, avverti la necessità di urinare frequentemente soprattutto di notte, il flusso dell’urina risulta debole e ci sono piccole quantità di sangue nelle urine con ogni probabilità potresti soffrire di ipertrofia prostatica benigna.

Si tratta di una patologia non tumorale che si presenta raramente negli uomini over 40 (l’8% dei casi), ma la sua incidenza tende a salire notevolmente negli uomini over 60 (50% dei casi).

In questo articolo ti illustro cos’è l’ipertrofia prostatica benigna, i sintomi, le cause e tutto ciò che bisogna sapere per curarla al meglio, ma prima è opportuno un piccolo approfondimento sull’organo coinvolto: la prostata.

La prostata è un organo che si trova esclusivamente nell’apparato uro-genitale maschile a forma di castagna che attraversa due fasi di sviluppo fondamentali nella vita di un uomo.

La prima fase si verifica nella pubertà, durante la quale la prostata raddoppia le sue dimensioni; la seconda fase inizia dopo i 25 anni e dura per tutta la vita.

La ghiandola si ingrossa provocando la compressione e lo schiacciamento dell’uretra ed indebolendo la vescica che fatica a svuotarsi completamente durante la minzione.

La ritenzione urinaria ed il restringimento dell’uretra provocano i sintomi descritti all’inizio che caratterizzano l’ipertrofia prostatica benigna.

Cos’è

L’ipertrofia prostatica benigna, detta anche IPB oppure ostruzione prostatica benigna, è un aumento volumetrico della prostata.

Nello specifico tale patologia provoca un ingrossamento di una porzione della ghiandola collocata in prossimità della vescica.

Questo aumento “allunga” l’uretra che non può quindi allargarsi e non riesce a svuotarsi completamente durante la minzione. Generalmente l’uretra si allarga “a imbuto”, condizione impedita dall’IPB, quindi si genera una sorta di ostacolo idraulico che blocca lo svuotamento completo della vescica costringendo ad urinare più volte nel giro di poche ore o addirittura di pochi minuti.

I sintomi

sintomi dell’ipertrofia prostatica benigna più comuni sono la progressiva difficoltà ad urinare e la necessità di urinare spesso nel corso della giornata.

Il getto dell’urina diventa più debole con sgocciolamento continuo al termine della minzione e con la sensazione di non essersi svuotati completamente.

In alcuni casi i disturbi possono portare all’incontinenza o al contrario all’incapacità di urinare, situazione che può rendere necessario l’utilizzo di un catetere vescicale.

Se i sintomi vengono sottovalutati l’IPB può portare a conseguenze più gravi come ematuria (sangue nelle urine), calcoli vescicali, diverticoli vescicali, dilatazione delle alte vie escretrici urinarie e addirittura insufficienza renale.

Le cause

Le cause dell’ipertrofia prostatica benigna non sono del tutto chiare, ma sembra che siano collegate prevalentemente all’avanzamento dell’età. I fattori che determinano il funzionamento e la fisiologia della prostata sono numerosi (biochimici, nutrizionali, ormonali ecc.) e di conseguenza incidono in maniera diversa da soggetto a soggetto.

Secondo alcune ricerche le cause potrebbero essere riconducibili anche a variazioni ormonali e fattori emodinamici che sono fisiologici con l’avanzare degli anni.

Alcuni medici ritengono che determinati soggetti siano predisposti per fattori ereditari a questa patologia, soprattutto quelli che la sviluppano prima dei 60 anni.

I farmaci

Le terapie mediche finalizzate a contrastare l’IPB prevedono principalmente l’utilizzo di due tipologie di farmaci: gli inibitori della 5-alfa reduttasi e gli alfa litici.

Gli inibitori della 5-alfa reduttasi rallentano la crescita della prostata e sono particolarmente indicati quando il volume prostatico è superiore ai 40 ml.

Gli alfa litici sono utilizzati generalmente per il primo trattamento farmacologico in quanto riducono la frequenza minzionale e migliorano il getto.

Agiscono bloccando i ricettori alfa posti sulle cellule muscolari lisce della prostata, favorendo così l’apertura “a imbuto” dell’uretra prostatica per un rilascio completo dell’urina.

La dieta e i rimedi naturali

Anche se l’IPB si manifesta a causa dell’avanzamento dell’età è comunque consigliabile seguire una particolare dieta e ricorrere a rimedi naturali per bloccare o quanto meno ridurre i sintomi della patologia.

In realtà non sono state trovate particolari correlazioni tra l’alimentazione ed il manifestarsi della patologia, ma la comunità scientifica invita comunque a mantenere l’intestino pulito evitando l’assunzione di determinati alimenti che irritano o costipano.

In particolare sono sconsigliati alcolici, bevande contenenti caffeina o teina, energy drink, cibi piccanti e cioccolato.

I cibi consigliati invece sono frutta e verdure ricche di antiossidanti e polifenoli, pesce e alimenti a basso contenuto di grassi di origine animale.

Quotidianamente bisogna bere almeno 1,5-2 l di acqua preferibilmente lontano dai pasti ed è consigliabile praticare un po’ di attività sportiva compatibilmente con la propria età.

Smettere di fumare è un altro accorgimento utile per migliorare in generale tutte le attività dell’organismo.

IPB e sessualità

I soggetti affetti da IPB possono avere una vita sessuale normale, anche se questa patologia può provocare determinati disturbi come la disfunzione erettile.

Recenti studi hanno infatti dimostrato che c’è una stretta relazione tra LUTS (Low Urinary Tract Symptoms ossia sintomi delle basse vie urinarie), una condizione tipica dell’IPB, e la disfunzione erettile.

L’ipertrofia prostatica benigna causa una ridotta produzione di ossido nitrico (NO), una sostanza fondamentale che regola la corretta funzionalità dei vasi sanguigni e di conseguenza una piena erezione.

A questi fattori si aggiunge la componente psicologica derivante dai LUTS collegati all’IPB che determinano un decadimento della prestazione e quindi dell’attività sessuale in generale.

L’intervento chirurgico

Se le terapie farmaceutiche si rivelano inefficaci è possibile ricorrere all’intervento chirurgico con l’obiettivo di rimuovere completamente o in parte l’ipertrofia prostatica benigna che ostruisce il completo svuotamento vescicale.

Una soluzione così estrema è indicata nei casi particolarmente gravi come la ritenzione urinaria cronica o ricorrente, insufficienza renale cronica, perdite di sangue ed infezioni urinarie frequenti.

Gli interventi più diffusi sono tre: TURP, laserterapia e chirurgia a cielo aperto.

Il TURP (Resezione Transuretrale della Prostata) è un intervento endoscopico che prevede la rimozione delle parti ingrossate della prostata tramite un resettore, uno strumento di 7 mm.

Questo intervento è preciso ed indolore e dura tra i 30 ed i 60 minuti. In base alle esigenze del paziente l’operazione può richiedere un’anestesia spinale o generale, dopodiché va applicato un catetere vescicale che viene rimosso dopo 2-3 giorni.

Sono disponibili vari trattamenti di laserterapia per la cura chirurgica della patologia e la più diffusa è il laser al Tullio che favorisce sia l’enucleazione sia la vaporizzazione dell’IPB.

Tuttavia quest’intervento può provocare disturbi irritativi post-operatori e richiede tempi più lunghi.

Infine la chirurgia a cielo aperto è una soluzione da adottare solo per casi particolarmente gravi e cioè quando le dimensioni dell’ipertrofia prostatica benigna sono superiori ai 150 ml.

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